domenica 12 dicembre 2010
Roma sparita
Vecchie
case medievali viste dalla Farnesina
Dalla sponda destra, dalla Farnesina, il pittore ha puntato il suo
cavalletto sull’altra riva. Una compatta cortina di costruzioni con
finestre e una estrema varietà di “buchi”, fosche uscite di sicurezza,
grate di legno. Pur nel suo pittoresco, la fisionomia delle quinte del
Tevere giustificava le impressioni negative suscitate in cronisti,
scrittori e viaggiatori. Fisionomia che effettivamente porta a ripetere
sul Tevere “brani” di Estremo Oriente e di Bosforo.
A sinistra, al di sopra di quelle case, si ritrova stavolta ad essere
protagonista, sia pure seminascosto, Palazzo Farnese. Il tetto, il
loggiato, la maestosità rinascimentale. I soliti contrasti di una Roma
non soltanto di ieri. Eppure questa veduta ravvicinata fu certamente
prediletta da Roesler Franz si crederà di inserirla in appresso anche in
un atro acquerello (numero 29). In basso a sinistra i gabbiani (caimoni
o gaimoni nel linguaggio locale) costituiscono il naturale monogramma
tiberino anche in questa serie di acquerelli.
Questo attaccamento, questo vivido sentimento del pittore per il suo
Tevere, è dimostrato ancora una volta da una testimonianza di Federico
Hermanin: “Qualche volta, per riposare, egli si recava dipingere in
campagna o nei rioni di Roma dove il lavoro di demolizione era meno
furioso ma poi, sembrandogli che sul Tevere dovesse succedere chissà
quale finimondo, vi tornava spesso all’improvviso interrompendo un
lavoro cominciato magari a Sant’Agnese o a Monte Mario. Egli mi
raccontava che era per lui un vero piacere di poter gareggiare in
velocità coi demolitori. In un suo acquerello infatti si vede una
vecchia casa sulla sponda tiberina già attaccata dagli operai che stanno
abbattendo i pilastri di un pergolato ancora tutto verde di pampini.
“Nei suoi quadri ritroviamo i giardini pensili presso la Bocca della
Verità, il vecchio Porto di Ripa Grande col faro in sedicesimo, i mulini
galleggianti presso l’isola di San Bartolomeo e ogni cosa è egualmente
rappresentata con grande amore e scrupolosa fedeltà”.
da
"Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori