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sabato 25 dicembre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Vecchie case medievali alla Lungara

                              (guarda l'acquarello)


L’osservatorio dell’artista è stavolta sull’alta riva di San Giovanni dei Fiorentini. C’è anche una sua fotografia scattata dal medesimo punto. Le vecchie “case medievali” affacciate sulla sponda destra e allineate sul versante opposto alla Lungara sono quasi tutte destinate a sparire. La vide anche Emile Zola nel 1884 mentre i muraglioni avanzavano e spazzavano cancellando per sempre quei tremuli riflessi.

“Un lembo della antichissima Roma era rimasto intatto”, riporterà poi nel romanzo Roma, dal Ponte Sisto al Ponte Sant'Angelo, "infatti si trovava sulla destra quella parte degli argini rimasta in sospeso di cui la costruzione doveva poi immurare completamente il fiume, in quelle terribili mura di fortezza alte e bianche. Ed era veramente una sorpresa, una scena d’incanto quell’evocazione meravigliosa delle età antiche, quella sponda su cui sorgeva tutt’una parte della vecchia città dei Papi”.

“Sulla via della Lungara”, continuava con veristica minuziosità, “si erano dipinte a nuovo le facciate uniformi; ma qui la parte posteriore della casa che scendeva fino all’acqua restava screpolata, fulva, chiazzata di ruggine, verniciata dalle estati cocenti come bronzo antico. E che incredibile accatastamento! In fondo delle volte annerite in cui il fiume penetrava, con dei pali sorreggenti il muro, dei lembi di costruzione romaniche scendevano a picco nell’acqua. Poi delle scale ripide, logore, verdognole che salivano dalle sponde, delle logge sovrapposte, dei piani che mostravano le finestrine irregolari aperte a casaccio, delle case che sorgevano sopra altre case. Tutto questo alla rinfusa, con una stravagante bizzarria di logge, di ringhiere di legno, di ponti buttati attraverso i cortili, di alberi che pareva crescessero sui tetti, di soffitte aggiunte e piantate qua e là fra tegole color di rosa”.

“Dell’acqua di fogna”, aggiungeva ancora, “scaturiva con gran rumore da una canna di sasso, logora e maculata. In tutti i punti dove la sponda appariva fra le case era vestita di una vegetazione esuberante, delle gramigne, degli arboscelli, dei lunghi manti di edera che si allungavano in ricche pieghe. E la miseria, il sudiciume”, concludeva trionfalmente, “sparivano sotto la gloria del sole, le vecchie facciate cadenti e torte diventavano mura d’oro, i bucati sciorinati alle finestre le addobbavano della porpora delle gonnelle e della neve abbagliante della biancheria. E più su ancora, al di sopra delle case, il Gianicolo sorgeva nello sfolgorio dell’astro col profilo elegante di Sant’Onofrio tra i pini e i cipressi”.

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


 


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