venerdì 07 gennaio 2011
Roma sparita
Palazzo
Altoviti
(guarda l'acquarello)
Rivediamo in questo acquerello Palazzo Altoviti, bene piantato nel
Tevere di fronte a Castel Sant’Angelo e quasi sicuramente eretto sulle
fondamenta delle Mura Aureliane.. Conciliaste, magnifica visione e
insieme dolorosissima perdita. L’edificio dovette scomparire per far
posto ai muraglioni, al lungotevere degli Altoviti (vedi ironia) e con
esso svanirono pure le molte memorie che conteneva, le opere d’arte r
acuii il busto di Bindo Altoviti opera preziosa del Cellini, emigrata
all’estero e finita poi al Garner Museum di Boston.
Il Palazzo Altoviti, era costretto ad annotare dal 9 al 16 giugno 1888
Costantino Maes nel suo Cracas, “Insigne di pregi artistici e storici in
Piazza di Ponte Sant’Angelo, per i contratti fra il Ministero
dell’Istruzione Pubblica e l’Impresa del Tevere, è andato distrutto.
Nella giornata del 4 corrente”, proseguiva, “se ne commosse il nostro
Consiglio Comunale che invitò la Giunta a continuare le pratiche presso
quel Ministero al fine di salvarne almeno il portico artistico del
Vasari sulla fronte del palazzo a specchio del Tevere”. L’amore e il
diretto interessamento di Domenico Gnoli riuscirono infatti a far
strappare e mettere in salvo gli affreschi che decoravano quell’ambiente
ma soltanto dopo una odissea di decenni si potè farli rimettere in opera
e stavolta, grazie a Federico Hermanin, in una sala di Palazzo Venezia
ribattezzata Sala Altoviti.
Segnata dalla duplice loggia (oil luogo più ambito di Roma per godere la
Girandola di Castel Sant’Angelo), la facciata che vediamo ripete, sia
pure su scala monumentale, pregi e difetti delle altre costruzioni
tiberine. Più vasta, più larga invece la facciata sui Piazza di Ponte
Sant’Angelo: dieci finestre su tre ordini. Proprio quella sulla quale
nel 1881 il Comune di Roma aveva fatto apporre una lapide con la
seguente iscrizione: “Ennio Quirino Visconti/ dell’antichità greca e
romana/ sicuro interprete/ presso genti straniere/ testimonio
dell’italiana sapienza/ in questa casa nesceva / il 30 ottobre1751”. Una
memoria anch’essa ben presto vittima di quel gigantesco sommovimento
urbanistico-edilizio. “Rimossa pei lavori del Lungotevere”, sarà infatti
costretto ad annotare sotto quel testo Vittorio Emanuele Bianchi nel
volume si “Epigrafi sulle case e sui monumenti di Roma dal 1870 in oi”
da lui raccolte e pubblicate nel 1892. non risulta tuttavia che quella
lapide sia stata mai più riapposta secondo promessa. I “fasti di Re
Piccone”, come si esprimeva ancora il Maes, non contemplavano certi
recuperi minimi.
Anche qualche altra cosa era mutata sul Tevere già all’epoca
dell’acquarello. Ai rozzi marinai, ai pescatori di un tempo, si erano
venuti ad aggiungere i “canottieri” che vediamo con tanto di divisa
passare veloci sulle loro leggere imbarcazioni. Agli inizia dell’83 se
era infatti costituita la Società Ginnastica dei Canottieri del Tevere
seguita nell’anno seguente dal Club del Remo. La canottieri Aniene
arriverà nel 1882. ed avranno quasi tutte carattere di élite con
autentici principi romani alla presidenza.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori