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domenica 16 gennaio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Il Tevere presso il Ponte di Ferro
                                  (guarda l'acquarello)


La scritta della vecchia targhetta di ottone sulla cornice dell’acquarello e qui riportata in alto, non rende piena giustizia alla veduta. Dal punto indicato si scende molto a valle. Siamo infatti sulla dirittura che porta al gomito, alla “girata” del fiume sotto San Giovanni dei Fiorentini la cui cupola si leva al di là delle case a specchio dell’acqua. Il campanile ormai familiare di Santo Spirito in Sassia segna l’altra sponda.

Un tronco, come sempre messo a rinforzare la scena, e due barchette, si trovano al centro della corrente. Più a monte una chiatta o un rimorchiatore a vapore. In primo piano tuttavia domina una spettacolare costruzione per abitazioni a tre piani, tutta a caratteristici ballatoi. Notare a destra, sulla riva, gli scalini di approdo con ragazzi e barche.

Nel suo insieme la bella veduta ha quasi la forza, il significato di un abbraccio e si accompagna benissimo alle parole ispirate a Giuseppe Baracconi che vide quelle sponde anche lui. “Un paesaggio mirabile” scriveva ne “I Rioni di Roma”, “forse unico nel genere. Erano casupole, ruderi, edifizi inqualificabili ammucchiati su quelle ripe come i relitti di un vasto torrente, il torrente dei secoli. Un ammasso di casacce scagliate da un Titano briaco e cadute alla rinfusa tra il Campidoglio e il Tevere. Erano giardini e terrazze”, continuava, “veri paradisi di verde col capo coronato di oleandri, di cedri, di aranci, di pampini, e col piede proteso trasandatamente nell’acqua. Qua e là il profilo di una cupola sovrastava gli anneriti abituri; o lo scheletro di un monumento romano affacciatasi sulle vette dei piccoli alberi”.

Quattordici anni dopo, nel 1894, Roesler Franz riprenderà quel ponte e l’abside spettacolare dal prato rivierasco sottostante ai Giardini della Farnesina. Su quella sponda sinistra, al Lungotevere dei Tebaidi, ora si alinea invece quello del Sangallo. Fredda monotonia appena interrotta, a cavallo del fiume, da Ponte Mazzini che collegherà le sponde ove si affacciavano un tempo Via Bravaria e l’Armata da una parte e S. Maria Regina Coeli (scomparsa poi con la creazione del carcere omonimo) e le prospicienti case sulla Lungara.

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


 


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