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venerdì 28 gennaio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Pergolato della Farnesina


                                   guarda l'acquarello


I giardini della Farnesina costituivano da circa quattro secoli la grande presenza verde sul Tevere. Tramandando oltretutto il ricordo dei grandi giardini che ornavano questa medesima sponda in epoca romana. Nell’acquarello i i particolare di una terrazza, di un loggiato, la solita vegetazione sorretta da pilastrini in laterizio e una donna che cura i suoi vasi, le cassette di fiori.
Queste logge cercavano di guadagnare spazio e aria e luce affacciandosi più che possibile sul letto del fiume. Saranno perciò proprio tali prominenze a venire amputate nel corso delle spietate rettifiche al letto del Tevere per la costruzione dei muraglioni; mentre non fu data la fortuna di veder realizzato l’eccezionale progetto di un ponte michelangiolesco per raccordare le due sponde gettato tra Palazzo Farnese e Farnesina, in maniera assolutamente ideale.
Come si è già detto, l’acquarello riproduceva sull’estrema destra la veduta n° 22 “vecchie case medievali viste dalla Farnesina”. Un’alta torre, conficcata tra due grossi casamenti e il tetto di Palazzo Farnese che emerge alle spalle.
Quasi volessero lasciare integro ancora per qualche tempo quel verde eccezionale, “i lavori del Tevere andavano a passo di lumaca”. Così annotava Emma Perodi nella sua cronistoria del primo venticinquennio di Roma capitale. Quei lavori, continuava, “recavano peraltro grandi vantaggi alla scienza archeologica e all’arte. Le draghe portavano su monete, statue, oggetti diversi; molti preziosissimi. In prossimità del Palazzo della Farnesina fu rinvenuta in quell’anno la stupenda casa romana ricca di stucchi e di affreschi che sono ora il più bell’ornamento del Museo delle Terme Diocleziane. Essi furono collocati provvisoriamente all’Orto Botanico alla Lungara ma si riconobbe la necessità di creare un museo per raccogliervi tutto quello che si trovava negli scavi della città e nell’alveo del fiume”.

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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