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sabato 05 febbraio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Sponda del Tevere alla Regola

                                                    guarda l'acquarello

Battuto dalla luce della sera un albero invade la scena con tutta la sua contorta fronzuta presenza verticale. In primissimo piano, tagliata in basso, la colonnina con relativo anello che abbiamo già visto in un precedente acquarello (numero 8). Così pure la scaletta qui appena intravista nell'angolo on basso a destra. Una delle più felici ariose vedute roesleriane che richiama senz'altro certe sue riprese della Campagna Romana.

Due ragazzi risalgono la sponda trasportando fascine sulle spalle, Un pescatore tira su la rete alla punta dell'isola. Enormi caseggiati appaiono sulla sinistra, quelli della ripa Giudea, subito a monte di Ponte Quattro Capi, cioè relativi alla porzione di Ghetto che si affacciava direttamente sul fiume. Al di là del fiume, invece, ne siamo già fuori.

A contrasto con il titolo del quadro (la targhetta sulla cornice) bisogna tuttavia avvertire che il Ghetto è tutto raccolto nel rione S. Angelo. La Regola o Arenula inizia subito dopo, a monte. Ponte Quattro Capi fa pure da segno divisorio con il Rione ripa che comprende già il palazzo più alto e i cui confini abbracciano la stessa Isola Tiberina.

Il Rione Regola sta alla nostra sinistra ma "fuori campo". Allora si affacciava al fiume con una grande lingua di sabbia fiancheggiata da una Via o Vicolo dello Scarico, nome-programma presto scomparso. Entreremo nel cuore di questo rione visitando più tardi S. Maria in Monticelli (acquarello n. 117); qui basterà invece presentare direttamente le donne Regolanti attraverso i loro stornelli, anche per capire quei tempi, la vecchia Roma,  e certa psicologia che si era venuta consolidando attraverso i secoli ammaestrata dalle vicende di una città in agitazione perenne.

 

"Noi semo Regolanti e tutto foja

e la sapemo fa l'arte del boja,

l'arte der boja e l'arte der brigante

e semo tutte fije Regolante."

 

Se questo non fosse ancora bastato a far capire il tipo,  c'era anche il resto:

 

"E semo Regolante e nun tremamo

pavura nin avemo de gnisuno

ciavemo bona lingua e bene mano!"

 

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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