sabato 12 febbraio 2011
Roma sparita

Terrazza dei Giardini della Farnesina
La veduta si spinge fino sui Colli Albani e parte ancora una volta dai Giardini della Farnesina. Piccolo paradiso non proibito, a quanto sembra, ai pescatori in erba i quali contagiati dall'ambiente fiumarolo-marinaro hanno finito per indossare abiti e assumere atteggiamenti da "scugnizzo". Il muraglione che recinge i giardini crea una specie di insenatura forse accentata nell'acquarello. E sarà l'angolo maggiormente rimpianto dopo la rettifica impietosa del corso del fiume che imporrà una larghezza normale, costante, di cento metri la piede dei muraglioni. Salvo i due rami in corrispondenza dell'Isola Tiberina. Una sistemazione che prescriveva pure, al sommo dei muraglioni, "vie ripuarie" larghe 14 metri fiancheggiate a loro volta da fabbricati muniti di portici della larghezza di 6 metri. E per fortuna l'esperienza dei portici, poco compatibile con l'ambiente romano, venne subito abbandonata dopo i pochi esempi rimasti sui Lungotevere a valle di Ponte Sisto e su quello del Tebaldi.
Gli alberi della Farnesina inquadrano anche il bastione di case sulla sponda opposta, più compatto e prolungato che mai, in una avvincente, estrema varietà di costruzioni, di aperture, di terrazze, di minuscoli approdi, di piccole spiagge erbose. E a coronamento dell'ininterrotto profilo, soltanto pochi comignoli, qualche variegato svolazzo architettonico e la cupola e la parte posteriore del timpano della Trinità dei Pellegrini.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori