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sabato 19 febbraio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Abside della Chiesa dei Fiorentini

                                   guarda l'acquarello

 

Scena elementare ripresa dall'arenile erboso sotto i giardini quasi pensili della Farnesina. Giardini sui quali siamo giā saliti in precedenti acquerelli. Chiudono sul fondo oltre la tenue filigrana del ponte in ferro, la Chiesa di Santo Spirito in Sassia (campanile), il Palazzo del Commendatore, e l'Ospedale di Santo Spirito (tiburio). Mentre a destra si specchiano nelle trasparenze del fiume S. Giovanni dei Fiorentini e la case dislocate  su quella specie di promontorio tiberino.

Indifferente ormai agli editti che in etā pontificia avevano tuonato severissime sanzioni, i ragazzi romani, abbandonati i vestiti a riva,  continuano a fare il bagno nudi.  Vicino a loro, altro ricordo del passato,  alcune travi si prolungano in acqua. Parti residue dell'attracco di un mulino o resti del rudimentale invaso dell'antico traghetto proveniente da Via dell'Armata?^

Nato a Roma nel 1871, Ettore Romagnoli, che doveva divenire grecista e latinista di grido, nei suoi ricordi romani ha notazioni di grande interesse su questo tratto di sponda tiberina. "Quando ero ragazzo di tre o quattro anni - racconta - la mia famiglia andō ad abitare a San Giovanni dei Fiorentini, a due passi dal Tevere. Il Lungotevere era ancora di lā da venire e le rive del fiume sacro, incubatrici impareggiabili di zanzare della malaria, grosse e vispe come rondinelle,  offrivano n aspetto assai pittoresco con le loro mille sinuositā, i minuscoli porti,  i giardinetti che qua e lā divenivano piccoli paradisi come la Farnesina, le selvette di canne, di giunchi, di salici, floride a primavera di meraviglioso convolvoli bianchi e azzurri. "Proprio  sotto la nostra casa la ripa si arrotondava e sporgeva come una terrazza su un burroncello che piombava nell'acqua tutto fiorente di rovi e di rose canine. In mezzo alla terrazza frondeggiava un gelso secolare; e a dritta nereggiava una mascalcia, un casotto di legno dell'epoca delle palafitte, dianzi al quale da mane a sera lavoravano i maniscalchi".

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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