sabato 05 marzo 2011
Roma sparita
Parte
posteriore della Chiesa della Morte
Gettiamo lo sguardo ancora una volta dalla Farnesina e inquadriamo la parte posteriore della Chiesa di S. Maria dell'Orazione e Morte affiancata, quasi vigilata, dalla loggia di Palazzo Falconieri. Non abbiamo perduto la chiesa con la creazione dei lungotevere ma la veduta sė. Una veduta che non poteva sfuggire nella sua dosata combinazione di fluviale, di agreste, di monumentale, di irrazionale e di irreale. Il giardino sulla destra, la gente affacciata al parapetto sopra le arcatelle, Palazzo Farnese che fa ancora una volta capolino, quasi saluto sommesso, da parte di Michelangelo e Sangallo a Francesco Borromini. In primo piano i solito enorme tronco in viaggio forse da Orte che tenta di raggiungere, tra un impigliarsi e l'altro, la foce tiberina. E i "gaimoni" lo sfiorano incuriositi.
La chiesa infatti non era sfuggita a Emile Zola costretto a battere in particolare la zona di via Giulia per l'ambientazione del suo romanzo "Roma". Il brano si riferisce al protagonista, l'abate Froment. "In via Giulia, dopo San Giovanni dei Fiorentini, San Biagio della Pagnotta, Sant'Eligio degli Orefici, si trovava in fondo, dietro palazzo Farense, la chiesa dei Morti, dove egli amava di andare a sognare di quella Roma selvaggia, dei penitenti che assistevano l'uffiziante in quella chiesa ed avevano l'assunto di andare a raccogliere nella campagna i cadaveri che venivano loro segnalati. Una sera assistette alle esequie di una salma ignota rimasta priva di sepoltura per quindici giorni e scoperta in un campo alla destra della via Appia".
Oggi nella parte posteriore della costruzione affacciata su Lungotevere Tebaldi si legge questa iscrizione: "Archiconfraternitas s. Mariae Orationis et Mortis. Anno Domini MCMX" Una data messa lė a segnare l'arretramento, il rabberciamento nei confronti dell'originario complesso.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori