sabato 19 marzo 2011
Roma sparita
Tomba
di Sulplicio Platorino
Eccezionale documento pittorico riguardante uno dei non troppo fortuiti ritrovamenti archeologici di cui con tanto entusiasmo, e a ragione, parlava in quegli anni Rodolfo Lanciani. Stavolta l'occasione č stata offerta dal passaggio obbligato del costruendo Lungotevere tra Ponte Sisto e la Farnesina. Siamo anzi sull'estremo bordo tiberino della famosa villa. E il corso del fiume, secondo la progettata rettifica della sponda destra, doveva qui guadagnare molto. Proprio dove le antiche Mura della cittą (si vedono alcune torri) s'interrompevano per riprendere poi il loro percorso al di lą del fiume.
Roesler Franz ha dunque fermato in questo acquarello uno degli spettacoli tanto frequenti ed entusiasmanti soprattutto per gli archeologi. Il sepolcro, il mausoleo, di C. Sulplicio Platorino venuto alla luce nel 1879-80 durante quei lavori di allargamento e di arginatura. Una camera rettangolare. Blocchi di travertino fuori e mattoni all'interno. Il contrasto spicca felicemente nella "ripresa" da cronaca viva effettuata dal pittore romano subito dopo il ritrovamento. E sembra incredibile che nessun archeologo si sia mai giovato di questo straordinario quanto meditato "scatto" del nostro acquarellista.
Allora, sotto l'assillo della prosecuzione dei lavori, appena levato il sipario su scenari del passato come questo, bisognava subito riabbassarlo distruggendo o, nel migliore dei casi, trasferendo e ricostruendo altrove quel monumento, quella "veduta". Come fu il caso del sepolcro dei Platorini. Un complesso che non va assolutamente confuso con la "Casa romana" scoperta nei pressi e detta appunto della Farnesina che rivelerą stucchi e affreschi meravigliosi di colore e di straordinaria freschezza.
Scomposto in tutti i suoi elementi e messo in salvo in una grande aula delle Terme di Diocleziano, sede prestigiosa del costruendo Museo Nazionale romano, il monumento venne ricostruito integralmente trent'anni pił tardi in occasione della grande Mostra Archeologica tenuta, sempre in quegli ambienti, per l'Esposizione Internazionale del 1911.. Fedelmente ripristinato in ogni particolare, ebbe soltanto l'aggiunta di un muro di facciata per ricollocare al loro giusto posto il fregio, la cornice e un bellissimo acroterio. Sul davanti furono sistemate due statue, pure rinvenute all'interno, una femminile e l'atra maschile mentre nella cella vennero distribuite le otto urnette di marmo sempre appartenenti al sepolcro e un delicato busto di giovanetta.
Come se non fosse sufficiente tanta abbondanza di preziosi rinvenimenti nelle vicinanze del sepolcro, sul Tevere, aggiungono le cronache di quelle infervorate giornate, furon pure recuperate 6400 monete di rame e ottone.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori