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sabato 02 aprile 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Ospedale di S. Spirito

                                     guarda l'acquarello

 

Veduta chiarissima, quasi elementare. In riva al fiume un boschetto maschera il complesso dell'Ospedale di S. spirito. L'alto "Ottagono" si leva al di sopra del alberi, e cosģ pure la Cupola Petriana. Mentre il campanile della chiesa di S. Spirito in Sassia ne esce libero, di fianco. E, "appoggiato" nella prospettiva al campanile, l'altro ospedale, poi trasferito altrove, quello "de' Pazzi".

 

In primo piano gli avanzi del "Ponte Trionfale" che attraverso il tempo si sono venuti sempre pił assottigliando. Un barcone manovra per entrare forse nell'insenatura che faceva pił acuto in quel punto l'angolo del fiume, penetrando a riva in direzione del Palazzo del Commendatore (di S. Spirito). Anche il letto del Tevere si aprivo perciņ ad una ampiezza maggiore, ingigantita dalla particolare posizione e articolazione tanto da permettere un'eccezionale veduta a monte e soprattutto a valle.

 

L'occhio era attratto naturalmente dalla originale rientranza e gli scrittori i giornalisti discesi nella Capitale dopo la "breccia", non potevano certo sottrarsi alla suggestione. Riporto cosģ un brano di Carlo Del Balzo del 1882 contemporaneo anche lui dell'operazione "Roma sparita" per tramandare ancora la memoria diretta di un ambiente oggi inconcepibile e che invece "era stato Roma" per secoli. La citazione presenta infatti una straordinaria ricchezza di particolari.

"Di lą dall'Ospedale il fiume fa una gran curva proprio a formare un angolo e Ponte S. Angelo non si vede pił, e la riva destra diventa un'altra volta lieta, frastagliata, pittoresca, verdeggiante di giardini a scaglioni, a piccole insenature serpeggianti fra le case, varie e ineguali anch'esse; giardini qua rosseggianti per oleandri, lą biancheggianti per ulivi, in un altro punto come coronati di oro per certi graticci di canne secche che seguono tutti i loro capricci; pampini e ficaie intrecciano i loro rami ombreggiando capannelle e tempietti; un ordine in un gran disordine, un non so che di melodia carezzevole tra il frastuono di un orchestra senza maestro, qualcosa di gentile, di boschereccio, pieno di grazia che par muoversi e far la corte alla torrita chiesa di San Giovanni dei Fiorentini che si vede sull'altra riva; e la chiesa par che, schiva, si allontani entro terra".

                            

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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