sabato 30 aprile 2011
Roma sparita

Ai Prati di Castello. Idillio boschereccio
L'acquarello precedente č il primo di una serie particolare, tutta ripresa "dai Prati" spostando sempre pių l'inquadratura a valle in maniera da completare l'intera sponda sinistra visibile da quell'osservatorio. Qui, ad esempio, diamo pressappoco nel medesimo punto dell'altra veduta. Sono passati tre anni. Il formato da orizzontale s'č fato verticale per dar modo agli alberi di figurare maggiormente incoronando a dovere questo commovente idillio boschereccio. Quasi un tenero definitivo addio ai morituri Prati di Castello. Anzi mettendo maggiormente a fuoco il carattere della localitā e togliendo al Porto di Ripetta, sia pure intravisto tra gli alberi, la parte di lontano protagonista.
Un acquerello ancora una volta rappresentativo della "Roma sparita". Autentica "memoria di un'era che passa". E la visione fa acuire maggiormente il rimpianto di non aver saputo attrezzare altro che, per l'edilizia indiscriminata, una naturale distesa di verde, ombreggiata da alberi e affacciata a colloquio diretto col fiume. Cosė l'idillio dei pastorelli sembra perfino concordare con certe pianistiche esecuzioni, tipo "Le Petit Montagnard" allora tanto di moda nei salotti delle case borghesi.
In quelle annotazioni a stampa (2a Serie, numero 7)
la didascalia dice soltanto "Ai Prati di Castello. S. Carlo al fondo".
Ma la veduta riprende ancora una volta le costruzioni affacciate
all'interno sui Via Leccosa. Il solito cordone di case che scomparirā
che scomparirā anch'esso per far posto ai lungotevere riducendo quella
strada ad un anonimo moncone. E Leccosa, secondo alcuni, voleva dire
"limacciosa", dallo stato in cui la strada si riduceva sovente a causa
delle periodiche inondazioni del troppo vicino fiume
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori