venerdì 20 maggio 2011
Roma sparita
Prati di Castello,
incontro a San Salvatore in Lauro
Prosegue la rassegna della sponda sinistra del Tevere, veduta dai Prati di Castello. Saltiamo il tratto di Monte Brianzo (che vedremo al n. 113 e 114 di questo volume) e passiamo alla "continuazione delle vecchie case fino a S. Maria in Posterula". Come dice la didascalia dell'acquerello n. 10 della Serie Seconda. E con la cupola della chiesa di San Salvatore in Lauro sulla destra, quasi evanescente, filtrata dagli alberi.
Quella capanna, il contadinello indolentemente sdraiato sull'erba, i due capannoni sulla sponda opposta e l'uniformità delle case a specchio del fiume private in quel punto di qualsiasi appiglio monumentale, denotano un livello primitivo di esistenza da parte della popolazione romana. Come del resto era stato sempre denunciato a cominciare da Goethe. Varie le cause del fenomeno. Politiche, sociali, religiose, forse pure caratteriali. Restava il fatto, asseriva Aristide Gabelli nel suo storico saggio "Roma e i romani" apparso un secolo fa, "che in Roma si conservarono, protetti dalla forzata segregazione dal resto del mondo, i costumi di un'Italia che non si vede più altrove. I romani, continuava senza timore di dimostrasi eccessivo, sono gli italiani più schietti, più puri, più genuini che ancora restino e forse in nessun luogo potremmo trovare un'immagine così autentica, un ritratto così fedele di quello che essi erano prima degli ultimi cangiamenti".
Quanto alla chiesa di S. Maria in Posterula, chiamata anche dell'Orso, dovette anch'essa venire immolata sull'ara dello spietato moloch-lungotevere. Si trovata pressappoco di fronte all'attuale sbocco di Via Zanardelli verso il fiume. Risaliva al IX secolo. Era ricca di opere d'arte. Fra le sepolture c'era anche quella di Francesco Valesio, famoso erudito. Aveva un campanile con due campane. E soprattutto si trovava su quella Via di Tordinona che, collegandosi con le successive vie di Monte Brianzo, del Clementino, della Fontanella e de' Condotti, riusciva a mettere in comunicazione diretta, quasi rettilinea, Piazza di Ponte S. Angelo con Trinità dei Monti. Una possibilità che le successive demolizioni dovevano in parte annullare.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori