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sabato 16 luglio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Palazzo Mattei alla Lungaretta

guarda l'acquerello

 

Lo stesso crocevia dell’acquarello precedente. Ma stavolta prendendo d’infilata la Lungaretta, che rispecchia le sue case, i palazzi, sul selciato bagnato. Due signore escono da Palazzo Mattei veduto di scorcio a destra. Un somaro imbastato è legato ad un anello fissato a quella facciata. Passa un uomo con la gerla sulle spalle. Un carretto avanza lento trasportando una
famiglia. La caldarrostara, avvolta nello scialle, s’é assopita.


Sta per annottare. Hanno gia acceso la lampada sotto l’edicola mariana, ma soprattutto l’interno illuminato della bottega in primo piano riesce a mitigare la malinconia dell’insieme. Un "notturno" raro nella serie di "Roma sparita", che purtroppo non esiste pin nelle collezioni del Museo di Roma. E andato smarrito, forse rubato, durante una esposizione all’estero, a Colonia nel 1966. Cosi le 120 vedute si sono effettivamente ridotte a 119.
A sera inoltrata, mentre annottava, un giorno arrivo da queste parti anche Henrik Ibsen, per sedersi con l’amico Dietrichsson ad un tavolo d’osteria, sotto un pergolato affacciato sul Tevere. E sarà proprio il Dietrichsson a tramandare il resoconto della serata, in certe sue memorie, e con un solo, lunghissimo periodo.
"Quando il sole scese, e noi sentimmo il mite venticello delle sere italiane passare attraverso le fronde del piccolo giardino, dove noi sedevamo con una "foglietta" di vino dei Castelli davanti a noi - mentre le trasteverine venivano al fiume per godere la frescura che saliva dalle acque scorrenti ai piedi del muro - mentre un piccolo musicante improvvisava sul suo
mandolino sotto i tralci della vite che pendevano gin verso il fiume - e intanto le lampade si accendevano qua, la, nel giardino, sopra i tavoli, e altre luci apparivano a poco a poco anche sull'altra sponda, di la dal fiume, a Palazzo Farnese e, tutt’intorno, nella città medioevale - allora, sia anche noi fummo per un momento due giovani felici, sicuri che la vita era bella e ricca, e riservava a noi, nel futuro, i suoi frutti migliori".

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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