sabato 06 agosto 2011
Roma sparita
Via
dell'arco dell'Annunziata
Parallela alla Via di S, Bonosa (a sinistra guardando il fiume), questa dell'Arco dell'Annunziata partiva dalla Lungaretta per battere contro la Via del Muro Nuovo, dal nome di un antico argine innalzato a difesa delle acque tiberine, traguardava, come l'altra, la cupola di San Carlo ai Catinari. Ma la sua apertura, a sezione quadrata e dalle strutture lignee, bene visibili nell’acquarello, si avvertiva appena sul fronte compatto e continuo di case su questo lato della Lungaretta. Forse si trattava soltanto di un accesso alla casa degli Anguillara, visibile sulla destra, ma un tempo venne pure chiamato Arco dei Vetri, da una vicina fabbrica.
Uno dei tanti "archi" comunque, che, quasi asole dell’antico tessuto
urbano, si identificavano in particolari rovine esistenti, o erano sorti
per necessità di comunicazione, nello spontaneo raccordarsi di
costruzioni di varie epoche, per offrire un passaggio, appunto, ma anche
per fare da sostegno, per servire da contrafforte. Circa cento ne elenca
ed illustra Umberto Gnoli nella sua "Topografia e toponomastica di Roma
medioevale e moderna", e tutti conferivano una inconfondibile
caratteristica a certe strade, a certe piazze. E ognuno di essi scopriva
pure un fondale sempre diverso.
Senz’altro una immagine sacra avrà dato nome alla strada. E la si
ritrova infatti nell’accurato catalogo compilato a metà secolo scorso
dal cav. Alessandro Rufini. "Sul muro che resta prossimo al n. 2l", egli
scrive, "evvi una cornice di stucco con controcornice di legno dorato
munita di cristallo, la quale racchiude un dipinto in tela piuttosto
antico rappresentante l’annunziazione di Maria. Un ripiano adattato
sotto il quadro serve per mettere fiori ed altro, e dirimpetto la
lampada che nelle ore della notte arde a cura delle persone domiciliate
nella suddetta casa, le quali ai 15 di agosto di ogni anno vi rinnovano
la festa".
Le immagini di Maria Santissima, "collocate sulle mura esterne di taluni
edifici dell’Alma Città di Roma raggiungevano un totale di 1421. E
riuscivano perfino a placare l’inconciliabile rivalità fra Monti e
Trastevere, a esempio, poiché i due rioni, sempre secondi la contabilità
del Rufini, potevano vantarne 175 esatte per ciascuno.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori