sabato 08 ottobre 2011
Roma sparita
Ingresso
della casa dei Castellani
Da quindici anni Roma è ormai italiana, ma non sembra, almeno da queste immagini, che certi ritmi, certo costume di vita abbiano subito la benchè minima flessione. Quei ragazzi che giocano sdraiati sulla soglia. Il cesto e il mastello abbandonati. E le donne, quelle donne,che "reggono" non soltanto pittoricamente la scena. Poi come se non bastassero le figure chesi agitano nell’interno, una frasca indica chiaramente la destinazione dell’edificio. Molto bene specificata dalla tavoletta rossa, con scritte bianche, appesa dalla parte opposta del classico portale. VINO DEI CASTELLI ROMANI 4 Ia foglietta.
Eppure era stata quella la Casa, il palazzo dei Castellani, venuti in
Italia, a Roma, al seguito di Lodovico il Bavaro. "L’entrata principale
della forte e decorosa abitazione dei Castellani, in Via della
Lungaretta al civico n. 5", commentava dal vero Baracconi, "distinguesi
ancora per una cornice di marmo, spoglia forse d’un monumento antico,
intagliata riccamente. Sui
piedistalli vi stanno scolpite due coppie di scudi, e due parti di una
iscrizione, datata nell’anno di Cristo nostro Salvatore 1495. Da questa
famiglia" proseguiva il Baracconi, "una della più potenti di Trastevere,
già prima del secolo XV, un tratto della Lungaretta s’intitolò "Vico
Castellano". Tuttavia, oltre la cornice della porta d’entrata e qualche
tratto fuggitivo del prospetto, la dimora dei Castellani offre alcun che
del passato decoro: armi scolpite nell’andito, e, al sommo della tipica
scala a giorno, una gran porta incorniciata di marmo, collo stemma e il
nome di Lorenzo Castellani. Pero la prosapia è estinta, e il nome ne
accedette per
eredità a quello chiarissimo dei Brancaleone".
Nella sconvolta topografia della zona, a ricordo di quella famiglia e
delle sue case rimane oggi una Piazza Castelllani, sulla quale si
affaccia l’ospedale pediatrico della "Scarpetta", ricco a sua volta di
tanti ricordi. Mentre su una parete della piazza stessa sono stati
pietosamente
riapposti gli scudi di cui Baracconi parla. Del resto visibili anche
nell’acquarello.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori