sabato 05 novembre 2011
Roma sparita
Via
dei Penitenzieri
A sinistra il fianco di S. Spirito in Sassia con il
bellissimo campanile traforato di bifore e la Porta S. Spirito in tondo
alla strada. Ma la scena è effettivamente divisa in due parti distinte
dalla colonnina in travertino, sormontata da un gruppo di tre stemmi.
Quello di Sisto V, quello di S. Spirito (doppia croce ed aquila) ed un
altro abraso. Da questo termine ha infatti inizio, a destra, la Salita
di Villa Cecchini. Come si legge pure sulla targa dipinta nella casa di
fronte. Un vero passaggio obbligato, dove le contadine sistemavano le
loro ceste, i loro banchi, con la frutta, le verdure appena colte.
La Salita prendeva nome dalla villa seicentesca di un cardinale, ed era
"senza uscita", nonostante il miraggio di quei pini sulle propaggini del
Gianicolo. Panni stesi, ombrelloni, passanti, carri e somari. Al solito,
l’armamentario di una Roma non entrata ancora nelle vesti, nelle
funzioni, nello spirito di una città Capitale. Della Roma del passato,
della Roma barocca, testimoniava invece quell’angolare di palazzo,
sull’estrema destra, sul quale figuravano un cartiglio di stucco, in
alto, con un secondo emblema di S. Spirito, ed una fontanella, in basso,
segnato dai simboli araldici di Casa Borghese. Ed e curioso notare che
proprio da questo angolare partirà Stefano Donadoni (che a suo modo
proseguirà l’opera di Roesler Franz), per inquadrare l’Osteria delle
Grotte, in Borgo S. Spirito, in un acquarello del 1911 anch’esso
conservato con altri nel Museo di Roma.
Scomparve in seguito la salita di Villa Cecchini, e tutto venne
totalmente cambiato nella trasformazione in feudo vaticano delI’intera
zona (in particolare, Propaganda Fide e Curia Generalizia dei Gesuiti).
E stavolta non per norme di Piano Regolatore, ma per l’art. 14
delTrattato fra la Santa Sede e l’Italia, del 1929.
"Per integrare la proprietà degli immobili siti nel lato nord del Colle
Gianicolense appartenenti alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide e
ad altri Istituti ecclesiastici e prospicienti verso i palazzi vaticani,
lo Stato italiano si impegna a trasferire alla Santa Sede od agli enti
che saranno da Essa indicati gli immobili di proprietà dello Stato o di
terzi esistenti in detta zona".
Tuttavia la Salita di Villa Cecchini é rimasta pure collegata al
Risorgimento romano. Ad un fatto d’arme, ad uno scontro, purtroppo
dimenticato, che va invece incluso nei moti insurrezionali del !867.
L’attentato alla Caserma Serristori, pure in Borgo, Ia Villa Gloria dei
fratelli Cairoli, l'episodio di Giuditta Tavani Arquati. Ma penseranno
le "società operaie liberamente istituite dopo che Roma fu redenta ed
unita all'Italia" a designare alla storia i nomi di quei caduti, come si
esprime Vittorio Emanuele Bianchi in quella sua preziosa e garbata
raccoltina di "Epigrafi sulle case e sui monumenti di Roma dal 1870 in
poi". E ci trasmette ovviamente anche il testo di quel marmo
celebrativo.
"Ai figli del popolo / Pietro Massini, Eugenio Ermellini, Lorenzo Marinangeli, Giuseppe Ferrari, Vincenzoi Barzetti, Gregorioo Zampilloni / qui crudelmente assaliti e uccisi / il 25 ottobre 1867 / dai mercenari della teocratica tirannia. / La Società Centrale Operaia Romana / pose questa pietra / a memoria dei tempi / a pietà delle vittime / ad esecrazione degli uccisori / 4 febbraio 1877".
Ma la lapide scomparve forse non soltanto a seguito delle tormentate vicende urbanistiche del Rione. Come del resto dopo la costruzione di Via della Conciliazione non si fece più vedere la luce alla targa di bronzo, già apposta su una delle palazzine del Poletti in Piazza Pia e relativa la plebiscito della Città Leonina del 2 ottobre 1870: "Voto favorevoli 1566, contrari nessuno".
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori