sabato 19 novembre 2011
Roma sparita
Porta
Angelica
Il grande albero divide in due la scena. A sinistra i barbitonsori che esercitano all'aperto la loro professione. Il cosiddetto "barbiere della meluccia". Più a sinistra una capanna inalbera ancora la bandiera rossa sinonimo di "frasca", di vino nuovo. Su quel panno scarlatto si legge "Vino di Marino 7-8". Cioè 7 o 8 centesimi al litro. A destra invece c'è chi se la fuma sotto quell'albero, c'è il solito somaro con le ceste sul basto, passanti indolenti e banchi di vendita con tendoni alla beduina per proteggersi dal sole. E la Porta Angelica in quel momento varcata da un gruppo di suore.
E' in bugnato di travertino e si scorgono ancora, all'interno, le massicce imposte di legno. Bene in mostra ai lati i due bassorilievi con gli Angeli che avrebbero dato il nome alla Porta., Ma il modiglione in chiave dell'arco porta lo stemma di Pio IV, il milanese Giovanni Angelo Medici, da cui altra derivazione, secondo alcuni, della denominazione della Porta. Di angeli si parla comunque nell'iscrizione incisa sulla fascia di travertino e riportata dal Vangelo di San Matteo (IV,6). "Angelis mandavit de te ut custodiant te omnibus viis tuis" (A riguardo tuo Dio commise agli Angeli di custodirti in ogni circostanza della vita).
Quella che gli Angeli non riusciranno invece a custodire sarà proprio la loro Porta. L'annuncio lo da ancora una volta il povero Maes in un "Cracas" del maggio 1888. "La Porta Angelica (che si poteva a guisa di tutte le porte della vecchia cinta di Firenze lasciare a ricordo isolata e intatta) è stata demolita. Sarà conservata (ma per conseguenza fuori posto) la lapide, lo stemma e le figure degli Angeli. Si medita poi di ricostruirla."
Non sarà mai più ricostruita. Si troverà più comodo e
sbrigativo incastrare quei frammenti (stemma, epigrafe e Angeli) nelle
Mura Vaticane che si affacciano sulla dispersiva Piazza del
Risorgimento.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori