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domenica 04 dicembre 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Porta Cavalleggeri

                                    guarda l'acquarello

Qui nemmeno l'insufficiente monumentalità della Porta riesce a mitigare il carattere rustico, paesano, di tutto l'insieme. Fusione perfetta. Ed anche per questo la visione verrà in appresso cancellata per sempre. Più che porta posterula, come infatti veniva chiamata un tempo. Cioè secondo alcuni una delle piccole sei porle fatte ricavare da Leone IV nella cinta che porterà il suo nome. Città Leonina.  Quanto alla denominazione, proviene da "Cavalli Leggeri", la particolare guardia pontificia per la quale Pio IV aveva fatto costruire gli alloggi nelle vicinanze.

 

E'  veramente un quadretto da tempo perduto, da memorie che passano. Piccole costruzioni, una addossata all'altra, quasi a spingere verso la Porta. Uno stemma sull’arco ribassato, qualche ciuffo d’erba, e un abbozzo di cammino di ronda con rade feritoie.


Un carretto con la stanga a terra ingombra la piazzetta senza traffico, senza tempo, senza rumori forse. Ci sono delle donne, in un cantone, c’e un militare, uomini in piedi e seduti, un ragazzino appoggiato al muro. Un somaro bene bilanciato si allontana nella luce al di la della Porta, pronto a costeggiare le mura gianicolensi di Urbano VIII.


Lievi alture sorpassano a sinistra i tetti delle basse costruzioni. Quelle attraversate, ai giorni nostri, dalla lunga Galleria che porta al fiume. Immancabile una edicola mariana, bene visibile sulla sinistra. "Una immagine della Madonna santissima delle grazie", testimonia il Rufini, "dipinta a fresco, e per quanto si dice molto antica". Delicato murales a carattere devozionale, religioso, al quale si contrappone già, unico segno di modernità nell’intero quadro, un manifesto a colori, simbolo ed espressione della nascente Pubblicità. Sembrano ciclisti, e tutto rientrerebbe nel normale.


Nel febbraio di quel 1895 si era costituito il Circolo Biciclettisti "Roma", con sede in Via Due Macelli 66. Ma già nel lontano 1880 era stato fondato il Veloce Club Romano, al quale sarebbero seguiti, entrambi nel 1892, l’Unione Ciclistica Romana, in Via Sallustiana, e la Società Velocipedistica Romana, con sede in Via Sardegna. Nel ’94 arriverà pure il Consolato romano del Touring Club Ciclistico Italiano, che si appoggerà al velodromo Roma, esistente da tempo in un’area fuori Porta Salaria, a Via Isonzo. E forse a questo impianto faceva riferimento il manifesto di Porta Cavalleggeri.

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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