sabato 10 dicembre 2011
Roma sparita
Arco
di S. Marco
Ricordo figurativo di una distruzione pressochč totale che colpirā tessuto urbano e grandi strutture monumentali sopra e sotto il Campidoglio. Siamo in Via dell'Arco di S. Marco come dice pure la targa a sinistra. Andava dalla Piazza di S. Marco fino alla ripresa dei Barbierie sottopassava il Corridore di S. Marco, o viadotto di Paolo III, da cui il nome alla strada. Nato per collegare Palazzetto Venezia (allora posto nell'attuale Piazza Venezia e agganciato in angolo e comunicante con il palazzo maggiore), alla Torre di Paolo III presso il convento dell'Ara Coeli, "Pijo l'Arco /de li tre Re", aveva raccontato il fuggiasco protagonista del sonetto belliano La pisciata pericolosa del 13 settembre 1830, sorpreso in tali delicate incombenze da un "squizzero der Papa duro duro / tra Madama Lucrezia e tra S. Marco". Ma Roesler Franz non si lascerā sfuggire il quadro ancora intatto e lo restituirā alla nostra conoscenza, alla nostra memoria con tutti i suoi colori sia pure in parte trasfigurati. Ed č questo il primo della seconda serie, sempre di 40 acquarelli, fermata collettivamente al 1891. "Roma pittoresca. Memorie di un'era che passa."
Tutto rimaneggiato in questa zona, cancellato, rifatto o ridistribuito per la costruzione del Vittoriano, mezzo monumento al "Re galantuomo" e mezzo "altare della patria" come dice il piccolo catalogo della mostra relativa che abbiamo giā visto e di cui alcune paginette sono rimaste incollate sul retro del dipinto. E il numero 1 viene in esso esclusivamente commentato con un brano tratto dalla Storia di Roma nel Medioevo di Ferdinand Gregoriovius, relativo all'inizio della costruzione del Palazzo di S. Marco da parte di Paolo II (Lib. XIII, cap. VII).
A sinistra le mensole e gli archetti del Palazzetto Venezia non ancora demolito e "ribaltato" su Via degli Astalli, a destra l'albergo "Dei Tre Re", del quale pende sulla strada la policroma insegna "alla nordica", appesa cioč ad un braccio di ferro. Vi sono effigiati i soliti tre Re, i "Magi", quello moro al centro, e al bordo inferiore della cornice resta ancora collegato una specie di nastro rigido che reca la scritta "Albergo dei Tre Re". Una seconda tavoletta si intravede fissata al muro. Dove sarā finita la bella insegne? Con la complicitā di Ettore Roesler Franz si potrebbe benissimo rifare, riprodurre in una replica ingannevole per andare a costruire quel nucleo di particolari memorie che il Museo di Roma dovrā bene ospitare un giorno. Proprio a cominciare dalle vecchie insegne. Come fece a suo tempo il parigino Museo Carnavalei.
Una loggetta mostra controluce la filigrana dei suoi ferri, un tradizionale carretto romano da carico, la "barozza", si muove in primo piano mentre il classico carretto a vino avanza poco lontano. il balcone con la bandiera segna l'angolo con la Ripresa dei Barbieri. La via che continua oltre l'arco č invece Macel dei Corvi che terminava a S. Maria di Loreto.
Qui resta invece inquadrata sul fondo
il SS. Nome di Maria, l'altra chiesa di fronte al
Foro Traiano. Nei pressi ebbe studio Michelangelo che vi chiuse
serenamente la propria esistenza il 18 febbraio 1564 mentre le campane
battevano i rintocchi dell'Ave Maria. Ridivenuta Roma italiana, potemmo
segnare la storica lapide. In Via de' Fornari 122. "Qui era la casa /
consacrata dalla dimora e dalla morte / del divino Michelangelo / SPQR /
1871". Inutile dire che il terremoto del Vittoriano riuscė a cancellare
anche questa reliquia. Tuttavia la lapide non andō perduta. Venne anzi
riapposta nella stessa strada, in parte sopravvissuta, sia pure su un
edificio estraneo. La nuova lapidina di commento dice infatti:
"Questa epigrafe / apposta dal Comune di Roma / nella casa demolita /
per la trasformazione edilizia / č stata collocata nello stesso luogo /
per cura delle Associazioni Generali di Venezia"
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori