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sabato 17 dicembre 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Via Giulio Romano

                                                    guarda l'acquarello

 

Su diversa direttrice troviamo ancora sullo sfondo la chiesa del SS. Nome di Maria. Perchč siamo sempre ai piedi del Campidoglio e in certo modo nell'epicentro di quel sisma urbanistico-architettonico che verrā provocato tra breve dalla costruzione del monumento a Vittorio Emanuele, frutto di megalomania patriottarda-sabauda. E un tratto di Via della Pedacchia, ribattezzato e dedicato all'artista romano che aveva visto la luce poco distante. "Prende il nome di Giulio Romano dalla casa da lui abitata in Via Macel dei Corvi", si legge infatti nelle paginette del catalogo 1891, accanto a questo acquarello numero 2 della Serie Seconda. E il commentato č ricavato ancora una volta dalla Storia di Roma nel Medioevo del Gregorovoius (XIV, IV). Un passo dedicato "a Giulio Pippė detto Romano  dal nome della sua cittā, ingegno assai versatile, architetto e pittore, il pių importante alunno di Raffaello".

 

Ma alla casa vera e propria del grande artista Roesler Franz dedicherā la veduta che segue. Qui ha curato invece la felice illustrazione e documentazione di una strada, della vita quotidiana che vi si svolge. Ho dimostrato altrove, nel volume Una certa Roma e con relativa facilitā (ingrandimento di particolari a colori degli acquarelli) la veritā della testimonianze pittoriche di Franz. Un mago della riproduzione meticolosa, delle minuzie, ma minuzie che concordano con l'armonia generale e conferiscono originalitā al "quadro". In questo acquarello ce n'č un esteso campionario. A cominciare dal gioco mobile delle aste di legno puntate sotto i davanzali per agganciare le cordicelle sulle quali stendere i panni, e per finire alle scritte. Una ridda di scritte. Dalla targa stradale ai numeri civici, alla insegna Friggitoria. Bottega con un banco sulla strada che vanta in altro piccolo cartello i suoi "Supplė al buon gusto". Cose veramente da tempi passati. di fronte c'č il Banco del Lotto n. 18 che mette in mostra la tabella con i numeri "usciti". A sinistra, in basso, una lapide con feritoia: "Elemosina per la Madonna SS. ma del Rosario". E poi manifesti elettorali, un Avviso del Sindaco e, molto in alto, una campanella e un anello in ferro.

 

Sembrerebbe finita invece dobbiamo mettere nel conto di questa "lettura" anche l'insegna del "Forno accanto al Banco Lotto", e le piante sui davanzali, i balconi, il lampione, e quel mezzo profilo-silouette dell'edicola mariana a sinistra, in angolo, con il prolungato attacco del lume. E al di sopra di tutto un altro arco del viadotto di Paolo III. Un arco che sembra tuttavia ripetere, in quel "paesaggio", la missione rampante, di rinforzo, tra due opposte sponde di case, missione che rivedremo ai Cappellari e abbiamo giā visto altrove.


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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