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sabato 31 dicembre 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Torre di Paolo III sul Campidoglio

 

La possente torre-osservatorio venne fatta sorgere sul Campidoglio da Paolo III negli anni 1534-1542. Architetto Jacopo Meleghino che provvide pure alla costruzione del viadotto e ai lavori di attacco al Palzzetto. Un raccordo diretto e riservato fra Palazzo Venezia e la grande torre che ripeteva il gioco ombelicale del Corridore di Borgo tra Vaticano e Castello. Quando la ritrasse Roesler Franz, facendole quasi omaggio di un basamento di fiori, la sorte dell'insigne monumento, il pił alto allora dopo la torre del Palazzo Senatorio, era inappellabilmente segnata. Anzi, in un'area ricavata proprio questa villa-fortezza, come č stata pure definita, e a ridotto del tempio dell'Ara Coeli, venne solennemente posta la prima pietra del monumento a Vittorio Emanuele II il 22 maggio 1885.

 

Il pittore ci ha lasciato anche melanconiche e belle fotografie del monumento gią in demolizione. Magnifici primi piani che mostrano immediatamente sotto le mensole di coronamento, la scritta della sentenza di morte: "Altezza del basamento". E con tale spettacolo dinanzi agli occhi come avrebbe potuto tacere la lingua indomita di Costantino Maes? Ancora nel settembre 1888, sotto il titoletto "Fasti vandalici moderni", e facendo seguito all'"eccidio" della casa di Giulio Romano, passava in rassegna i prossimi decessi.

 

"Presto sarą pure gloriosamente a terra il Sepolcro della famiglia Claudia (dio non voglia anche quello primitivissimo di Caio Bibulo), il bellissimo svelto corridoio ad arcate, simile a quello di Castel S. Angelo, che congiungeva  strategicamente il gią palazzo estivo dei papi, detto ora di Venezia, colla fortezza d'Aracoeli e la gigantesca merlata Torre di Paolo III che coronava il Campidoglio e annunziavalo misteriosamente ai riguardanti". Tuttavia, da buon contemporaneo, inchiodato di fronte a sgradevoli fatti compiuti, Maes medita e va al di lą delle apparenze. Muove obiezioni pił che legittime e vede giusto. Anche se il suo periodare č, al solito, senza respiro. "Posto che Monna Retorica - osserva - volesse proprio materialmente sul vecchio Campidoglio il monumento dell'Era nuova (quasi che moralmente e materialmente il Campidoglio non fosse incluso nel possesso di Roma, era d'uopo, per non dovere, come si fa, sacrilegamente lacerare il paludamento storico che avvolse il famoso Colle, accettare conseguenze ed obblighi, quali si fossero, derivanti dalla scelta. Conservare cioč - prosegue senza pausa - le altre memoria ch'esso vanta e sovrapponendo con qualunque dispendio e sforzo d'arte, o innestando arditamente, senza scrupolo d'interromperne in qualche punto le estesissime linee architettoniche (che nel pensiero si ricongiungono), il vecchio tra il nuovo macchinoso scenario teatrale architettato colassł".

 

Ma a Monna Retorica non basterą sbancare mezzo colle capitolino, radere al suolo la Torre di Paolo III, cancellare il convento e il chiostro dell'Aracoeli, cambiare i connotati topografici a tutta la zona di Piazza Venezia. Sul "Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele", il conte Goffredo Sacconi, infiammato di santo amor patrio, di doverosa dedizione sabauda e di naturale orgoglio fraterno, ci ricaverą su', nel 1884 (stesso anno dell'acquarello di Roesler Franz), anche un Gran Waltzer per Pianoforte. Litografia del progetto di copertina e dedica in testa: "A mio fratello Conte Giuseppe Sacconi, vincitore della gara Artistica Internazionale". Roba da sabba urbanistico.

 

E meno male che la Torre delle Milizie, la Colonna Traiana e la due cupole che la fronteggiano (a sinistra nell'acquarello) continueranno a guardare.

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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