sabato 14 gennaio 2012
Roma sparita
Arco
delle Azimelle in Ghetto
In tempi lontanissimi gli Ebrei di Roma si erano attestati nel Trastevere, per passare sulla riva sinistra del fiume a partire dal XIII secolo. E gią Cola di Rienzo, a detta dell'anonimo biografo, era venuto a nascere "nello Rione della Regola, decreto a Santo Tomao, sotto lo tempio delli Iudei". Giudei che convivevano regolarmente, serenamente, con gli altri abitanti in uno scambio reciproco di prodotti, di idee, di cultura. Finché non finirono relegati a forza in un recinto, per volontą assoluta di Paolo IV (bolla "cum nimis absurdum" del 14 luglio 1555), stimolato dalla politica corrente e seguendo anche l'esempio di Venezia che, prima in Italia, nel 1516 aveva confinato gli Ebrei in un "Ghetto".
Una specie di forma quadrilatera, il Ghetto di Roma, che aveva i lati lunghi nelle case piantate nel Tevere, lungo sopra Ripa Giudea, o affacciate sulla strada di Pescaria, oggi via del Portico d'Ottavia. Un muro agganciava gli spazi lasciati liberi dalle case, le porte d'accesso facevano il resto. Uno di questi portoni, in vista del palazzo dei Manili, divideva Piazza Giudea in due parti: "dentro del Ghetto" e "fuori del Ghetto". Sulla piazza esterna, abbellita dalla fontana poi trasferita sotto Monte Cenci, in Via del Progresso, "faceva giustitia il tribunale di Campidoglio", ovviamente nei confronti dei reati commessi dagli israeliti. Di conseguenza vi risiedeva in permanenza "una guardia di birri" mentre vi restava eretto, supremamente ammonitore come vediamo in una incisione del Vasi, il palo destinato al supplizio della corda. Onde, afferma ancora il Martinelli, "castigar prontamente ogni insolenza degli ebrei".
Dall'Arco delle Azimenne ci affacciamo qui sulla via omonima. Una via che procedeva a segmenti articolati formando un angolo irregolare e al centro della congiunzione si era formata la Piazzetta delle Azimelle. Partiva da Via Rua per finire in tanto girovagare in Piazza delle Tre Cannelle, aperta a sua volta su Via della Fiumara. La veduta non differisce molto da qualsiasi altra ripresa nella vecchia Roma salvo per alcune caratteristiche che vedremo meglio in avanti. Pił gente nella strada, intanto, davanti alla porta di casa, scale ripide e lunghe per accedere dall'esterno ai piani superiori, grandi balconi in legno poggiati su robusti puntelli pure in legno.
L'acquarello ha figurato nell'esposizione italiana a Londra del 1904: "N° 19, Second Series, Via Azimelle in the Gherro". In questa Seconda Serie, sempre di 40 acquarelli, i numeri da 13 a 19 sono dedicati a "Portico d'Ottavia e Ghetto". Ma altri ancora, nell'intera raccolta, riguardano il medesimo tema.
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori