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domenica 05 febbraio 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Avanzi medievali in Ghetto

                                    guarda l'acquarello

 

Evidenti le strutture medioevali, in questo e negli altri acquarelli. Per cui un continuo rancordar di scale, un trapassar di archi e archetti. Una manierata bifora attrae, in alto, tutta ('attenzione, quasi a contrasto con le semplice armonie rinascimentali del portale sottostante. In basso, tutto attorno alle case, si esplica in var! modi l'attiva incessante laboriositā: per cui gli Ebrei vanno celebrati. Immancabile il pavese dei panni stesi, come la pozzanghera venutasi a creare, come sempre, nel selciato avvallato.


Questo era il Ghetto, di cui rimangono sparse testimonianze iconografiche, mentre abbondano quelle letterarie. Le prime guide turistiche sfioreranno appena il soggetto, quasi tentando di evitarlo, ma i viaggiatori faranno a gara nel conoscere, nel vedere, nel descrivere. Testimonianze terribili. Dal D'Azeglio a Gregorovius. Eppure anche da qui gli ebrei riuscirono ad intrecciare tenacemente la toro storia a quella delta cittā: in cui erano approdati tanto secoli prima. Dal Ghetto, con la sua cinta di mura, di porte, le sue schiere di case. Proprio come lo dipinse in un ritrattino tracciato invece nel Seicento da Giuseppe Berneri, in una ottava: del sue poema "giocoso", Il  Meo Patacca (XIl, 8).


 

"ll Ghetto č un loco al Tevere vicino

da una parte, e dall'altra a Pescaria;

E' un recanto di strade assai meschino,

ch'č ombroso, e renne ancor malinconia.
Ha quattro gran portoni, e un portoncino;

il di s'apre, accio il trafico ce sia,

ma dalla sera, inzino a giorno ciaro,

lo tič inserrato un sbirro portinarol".


C'era valuta la Marsigliese, nel 1798, per accendere le speranze di veder cessare la reclusione e il coprifuoco, ma Pio VII aveva fatto ritornare tutto come prima. Nel 1825 net segno di un ambiguo consentimento, Leone XlI incluse nel perimetro del Ghetto anche Via delta Reginella e parte di Via delta Pescheria. E i portoni salirono a otto. Da cui la voce beffarda dl Pasquino.

"Fiore d'aglietto, 

Papa Leone č diventato matte,

can restringe i Cristiani e allarga il Ghetto".

 

Sotto Pio IX fu necessaria la forza popolare di un Ciceruacchio, e di altri ancora, per vedere abbattere l'odiato muro. Quasi un anticipo di completa libertā. Pochi tuttavia vollero approfittarne. C'erano stati confinati a forza, č stato detto, vollero restarci per amore. Fino a che la Giunta comunale di Roma italiana non prese e mantenne, nel 1885, "l'impegno morale di radere finalmente al suolo l'insalubre quartiere. A 330 anni esatti dall'editto di Paolo IV Carafa.


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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