scrivi - qui non scrivono solo i giornalisti, scrive chi vuole raccontare le storie di Roma e dei romani - scrivici

 scrivi

             chi siamo

sabato 11 febbraio 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Via Capocciuto in Ghetto

                                                    guarda l'acquarello

Un vicolo, non via, anch’esso dalla strana planimetria a T. Qui siamo lungo l’asse trasversale
che andava da Via Rua alla Fiumara, la cui targa si legge sul fondo. E al di la di quelle case c’era il Tevere, Ripa Giudea. Anche l’"etichetta posteriore" dell’invio a Londra, nel 1904, di questo acquarello n. 18, Seconda Serie, parla in proposito "Continuation of the Via Capocciotto (sic!) in the Ghetto".


Si replicano, nella veduta, le scene gia viste in precedenza. Ma qui più addensata, sembra, e più costretta dal poco spazio, dalle mura incombenti. Quasi a fare di necessita virtù, come era accaduto, attraverso i secoli, di dover sopraelevare, per acquistare in altezza gli ambienti
necessari alla popolazione, che naturalmente aumentava. Fino a pervenire alla creazione di veri, quanto originali grattacieli. C’e di tutto nella composizione roesleriana. Le donne applicate al lavoro, come sempre, e strada e case aperte interamente al commercio. Dalla verdura alle stoffe, dagli articoli casalinghi agli oggetti di piccolo antiquariato, nell’angolo destro in basso. "Anticaje e petrelle", come si diceva allora.


Siamo purtroppo arrivati al conto finale. Tra poco le demolizioni. E l’abbandono e di rigore. Quella terribile scala esterna, con un ballatoio appena protetto da quattro tavolette ribattute. Anche il balcone in alto a destra manca del parapetto. In compenso fa bella mostra dalla parte opposta, sempre in alto, una magnifica finestra crociata, o "guelfa", come si diceva un tempo. Elementi eterogenei della composita varietà del Ghetto.


Vedremo ancora Via, o Vicolo Capocciuto, nell’acquarello seguente. Un toponimo derivato forse, spiega il Rufini, da certo ebreo facoltoso, qui abitante, che aveva una testa piu grande dell’ordinario, ed era perciò chiamato capoccione. Costui, inoltre, "nel negoziare non smontava mai dalla sua primitiva richiesta, e in ogni cosa rimaneva sempre tenacissimo nella sua opinione". Per il quale motivo da capoccione fini per diventare capocciuto, cioè cocciuto. Un’interpretazione come un’altra. Mentre si vuole che il toponimo derivi anche da "capo chiuso", vicolo senza uscita. Che pero non corrisponderebbe a verità. Perciò potrebbe avere pure ragione il tanto bistrattato Rufini.



da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


accade a Roma


soggettive

la città futura

c'era una volta

città del cinema

for de porta

antichi sapori

roma sparita  

parole di sindaco


Comune di Roma

Atac Roma

Auditorium

Casa del Cinema

Casa del jazz

Casa dei Teatri

Casa Letterature

Casa Architettura

MACRO

TorBellaMonaca

Teatro di Roma

Teatro dell'Opera


LaScatolaChiara

Charta Roma

Zètema

Upter

Città del Gusto

Trenitalia

Aeroporti di Roma

Cinecittà

Battelli di Roma

La Sapienza

Tor Vergata

Roma3

CameraCommercio


Provincia di Roma

Regione Lazio


Montasola

Immagini Cinema