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sabato 25 febbraio 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Via della Fiumara inondata

                                    guarda l'acquarello

In questo acquarello la via mantiene perfettamente fede al proprio nome. Anche se la veduta si apre sulla piazzetta delle Tre cannelle, cosi chiamata dalla fontanella che qui si vede semisommersa. Via della Fiumara e a sinistra, in prospettiva. "Fiumara", per il frequente straripamento del fiume. E il Tevere, ancora libero, senza argini, anche stavolta ne ha fatta una delle sue. ·
 

Il cielo, caricato di grigio, si rispecchia sulle case. Arrivano le barche con le provviste, e il saliscendi dei "canestrelli" integra e porta a buon fine questa primordiale ma efficace opera di soccorso.


Roesler Franz si era gia cimentato nel ritrarre il Tevere in piena. In un acquarello, firmato ma non datato, in cui si vede Vittorio Emanuele II andare per Roma in vettura durante l’inondazione del 1870. Nel 1932 venne esposto alla "Mostra di Roma nell’Ottocento" dal sig. Giuseppe Placidi residente nella stessa città.


Proveniente da Firenze, il sovrano era arrivato alla Stazione Termini alle 4 del 31 dicembre. "Sono venuto più presto che ho potuto", aveva dichiarato. Poi era salito nella Daumont a 4 cavalli che lo aspettava. Andò al Quirinale e alle 11 ne usciva per recarsi a visitare i quartieri inondati. Tra le zone più colpite si trovavano Ripetta, il Corso, Babuino, Trastevere e Ghetto. Ma la sera stessa era ripartito per Firenze. Il giorno dopo, 1° gennaio 1871, doveva presenziare il ricevimento di Capodanno.


L’area Ghetto non avrebbe mai più visto quelle piene, ed altre brutture ancora, altri disastri. Tutte le case dell’antico "Serraglio degli Hebrei" saranno rase al suolo. Sulla spianata cosi ricavata, il "Gran Piazzale del Portico d’Ottavia", come si legge in un manifesto d’epoca, qualcuno, lo vedremo più avanti, avrebbe voluto costruire il nuovo Palazzo di Giustizia. Ma sembrerà tacitarli lo stesso Emile Zola, in contemplazione di fronte alla melanconica distesa. "Le Ghetto", scriveva nel romanzo Rome, "récemment rase, avait, depuis des siecles, impregné le sol d’une telle pourriture humaine, que l’emplacement, demeuré nu, plein de bosses et
de fondrieres, exhalait toujours une infame pestilence. On faisait bien de le laisser longtemps se sécher ainsi et se purifier au soleil".

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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