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sabato 02 giugno 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Il cimitero protestante e la piramide di Caio cestio

                                    guarda l'acquarello

Sembra che l'attuale muro di cinta del Cimitero Acattolico al Testaccio, sia stato innalzato verso il 1870. Prima si era appena riusciti a far scavare un fossato per impedire almeno agli animali di danneggiare le tombe. La Chiesa romana, pur costretta da evidenti patteggiamenti diplomatici a mantenere entro le mura quel luogo sacro alle altrui religioni, non lo vedeva egualmente di buon occhio. Ai tempi del cardinal Consalvi si erano addirittura abbattuti  dei cipressi con il flebile pretesto che impedivano la vista della Piramide di Caio Cestio.

Se nell'anno dell'acquarello il muro non era stato ancora innalzato, aveva pensato egualmente ad abbatterlo il pennello di Roesler Franz per darci una visione assolutamente libera e originale della romantica oasi di pace. Ma forse di quel muro ha voluto indicare l'esistenza accennandone appena fondamenta e base. "L'antico Cemeterio Protestante" e "a sinistra la Piramide sepolcrale di Caio Cestio" diceva il titolo da catalogo dell'acquarello medesimo. Un accordo unico del culto dei morti tra antico e moderno. Un quadro che, nella sua ferma malinconia,  ha strappato entusiasmi e commozioni a poeti, artisti e visitatori di tutto il mondo durante gli oltre due secoli della sua esistenza.

 

Nell'ottobre di quello stesso 1887 c'era stato Gabriele D'Annunzio. Lo convalida una sua delicata prosa in cui sono inseriti versi di Shelly e di Keats tradotti da poeta a poeta. Due sonetti ai sepolcri dei celebri cantori inglesi aveva dedicato Oscar Wilde dieci anni prima, mentre sarà datata dicembre 1884 l'ode carducciana Presso l'urna di Bysshe Shelley. Cipressi e tombe e pini verso le mura dove è sepolto il poeta di Adonais. E la cerchia aureliana, nell'inno del Carducci, guardava ancora senza ostacoli "su 'l mesto piano".

 

Questa che si vede nell'acquarello è la parte più antica del cimitero. "Uno spazio aperto tra le rovine", aveva scritto lo stesso Shelley, "coperto in inverno di viole e margherite. Ci si potrebbe innamorare della morte al pensiero di venire sepolti in un luogo così soave...". Qui riposa anche il suo piccolo William, e anche il figlio di Goete, August, e il pittore Carstens, e Fohr, altro pittore annegato giovanissimo nel Tevere, e perfino una bellissima americana, Lady Elisa Temple. E sempre qui, uniti dall'amicizia anche nella morte, rivivono nelle gemelle lapidi tombali (all'estrema sinistra) il poeta John Keats e il pittore e diplomatico Joseph Severn.

 

Ho detto già nella prefazione dei probabili rapporti fra Ettore roesler Franz e Severn, Consola Britannico a Roma, anche attraverso suo fratello Alessandro che percorrerà a sua volta quel medesimo cammino diplomatico. E i loro due nomi figurano con altri cinquanta sul retro della lapide tombale, tra quelli di coloro che hanno contribuito ad innalzare quel monumento, molto ben visibile nel dipinto. Dei due è quello sulla destra. Commuove invece che, proprio mentre portava a termine l'acquarello, Roesler Franz trascriveva a matita sull'angolo sinistro inferiore, l'epitaffio dell'atra lapide, quella di Keats, che termina con l'espressione famosa voluta dallo stesso poeta: "Qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua". il passepartout, al solito, non permette di leggere l'iscrizione per intero ma si può facilmente integrarla sull'originale e nell'esatta grafia.

"This Grave/ contains all that was Mortal/ of a/ YOUNG ENGLISH POET/ Who/ on is Death Bed/ in the Bitterness of is Heart/ at the Malicious Power of is Enemies/ Desired/ these Words to be engraven on is Tomb Stone/ "Heare lie One/ Whose Name was write in Water/ Feb 24th 1821"

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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