scrivi - qui non scrivono solo i giornalisti, scrive chi vuole raccontare le storie di Roma e dei romani - scrivici

 scrivi

             chi siamo

sabato 16 giugno 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Arco di San Lazzaro
Ancora uno degli "archi" di Roma, della topografia romana. E non gli archi degli antiehi trionfi, ma quelli venuti fuori umilmente, quasi per caso, lavorati dal tempo. Uno di quegli elementi che bastavano, allora, a caratterizzare uno scenario, a contrassegnare un ambiente.
A farne perfino un punto di riferimento, di ritrovo, di appuntamento. "All’Arco di S. Lazzaro".


Qui l’arco si apre sulla "Via di Marmoral.a" (targa a destra), presa quasi di infilata, nel progressivo allontanarsi dei muri di contenimento alle pendici dell’Aventino, e di recinzione sulla parte opposta.


In una guida contemporanea di Roesler Franz, Itinerario di Roma di Antonio Nibby, "corretto ed ampliato secondo le ultime scoperete da Filippo Porena, nel 1877, si legge "di un arco in mattoni, detto di S.Lazzaro a cagione del romitorio che gli sta di fianc":·. Romitorio
non visibile nel presente acquarello. Sebbene restaurato, prosegue la guida, con accenti lievemente paludali, "palesa colla sua costruzione che formava parte di un edifizio dell’epoca del decadimento delle arti, e forse apparteneva ai granai pubblici che erano in questi dintorni. Fra quelli di essi granai, che Vittore accenna come esistenti in questo quartiere, quivi potevano essere quelli di Aniceto. I vari ruderi in opera laterizia che  veggonsi lungo il fianco del monte spettano probabilmente a questi granai."


Sottopasso d’obbligo, lungo la strada dall’Aventino (o Ripa Greca) al Testaccio, a San Paolo, l’Arco era pure curiosamente chiamato delle Sette Vespe. E i rebus toponomastici si moltiplicano e sempre più si complicano, conoscendo che Via della Marmorata "ai tempi di Fulvio e Fauno", é ancora una volta il Rufini adesso chiamato in ballo, "nominavasi la via dei sette vespinilloni".


Presente, ovviamente, in tulle le grandi piante della città, l’Arco di S.Lazzaro e stato ripreso, soprattutto dal Seicento in poi, in vari disegni, incisioni, acquarelli. La veduta di Roesler Franz risulta vivida sotto ll cielo grigio, con i segni della pioggia, L.’uso ha sbocconcellato quel giro di mattoni, quasi provocando un orlo di ricamo. La genie va e viene, Donne e uomini in tipico abbigliamento. Carretto a destra, qualcosa di caldo sul fornello a sinistra. La precisa denominazione dell’acquarello (Numero 37 della 2a serie) era in origine la seguente: "Avanzi di Arco Romano detto di S. Lazzaro alla Via della Marmora1a".

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


accade a Roma


soggettive

la città futura

c'era una volta

città del cinema

for de porta

antichi sapori

roma sparita  

parole di sindaco


Comune di Roma

Atac Roma

Auditorium

Casa del Cinema

Casa del jazz

Casa dei Teatri

Casa Letterature

Casa Architettura

MACRO

TorBellaMonaca

Teatro di Roma

Teatro dell'Opera


LaScatolaChiara

Charta Roma

Zètema

Upter

Città del Gusto

Trenitalia

Aeroporti di Roma

Cinecittà

Battelli di Roma

La Sapienza

Tor Vergata

Roma3

CameraCommercio


Provincia di Roma

Regione Lazio


Montasola

Immagini Cinema