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sabato 10 gennaio 2015

            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Cosi detta casa di Cola di Rienzo

                                                    guarda l'acquarello


Privilegiato osservatorio su Bocca della Verità (vedi acquarello precedente), questo famoso
monumento medioevale costituiva, allora, anche il singolare caposaldo di un allungato labirinto di antichissime case, che l’opera dei secoli aveva raccordato tra loro in maniera coerente e molto pittoresca.


Panni stesi attraverso la strada (Via del Ricovero), mura, e verde e fiori di giardini nascosti, fanno da cornice. Completano il quadro alcune donne che chiacchierano e lavorano sedute presso la porta di casa, un frate questuante che viene diritto verso di noi, mentre a sinistra si allontana una vecchietta con due enormi ceste. In primo piano si vede pure un carretto in riposo, con le stanghe all‘aria. Il cavallo che vi stava attaccato volta ora i posteriori, col muso chino a far fuori la sua razione di erba, di biada. Un rudimentale banco di vendita si intravede dietro il carro, e due fasci di canne, o d’altro, Fanno ancor più "appuntita" la scena verso lo spettatore.


Casa di Pilato, Torre del Monzone, Casa di Cola di Rienzo, fu detta pure questa costruzione, nella quale sembrano ormai tutti concordi di riconoscere la dimora di Nicola di Crescenzio, o de’ Crescenzi. Come canta la lunga iscrizione in versi leonini, incisa sull’arco della porta visibile nell’acquarello. Questo è l’attacco iniziale.


"Niccolò, padrone di questa casa, non ignorò che vana è la gloria del mondo".
"A edificarla non tanto lo indusse frivola ambizione, quanto il desiderio di rinnovare la magnificenza di Roma".


Sulla finestra vicina, pure visibile in questa veduta, continua a parlare la casa stessa. "lo sono di grande onore al popolo Romano. L’effige è di colui che mi ha costruita".


Quella porta, abbiamo visto, si apriva su Via del Ricovero. Considerata questa la facciata, il fianco della costruzione, con l'originale colonnato, prospettava sulla Via di Ponte Rotto, mentre la parte posteriore si ritrovava su Via di Porta Leone. Una monumentalità di puro disegno medioevale, che le vicende dei secoli avevano umiliato, togliendole l'orgoglio di una slanciata torre.


Esattamente mezzo secolo dopo la data di questo acquarello, la Casa di Crescenzio vedrà nuovamente stragi e distruzioni intorno a se. Non per vicende belliche stavolta, ma per artificiosi sommovimenti urbanistici. Verrà così condannata a sopportare l’intima vicinanza del fabbricato comunale dell’Anagrafe, sorto in età littoria, quando si credeva che incolonnando mattoni e incorniciando di travertino porte e finestre, secondo una prefissata disposizione, bastava per poter costruire "alla romana". E forse questo eccezionale monumento fu salvo, non "sparì", solo a causa di un errore, o per la straordinaria ignoranza di qualcuno.
Perché a Benito Mussolini, che avrebbe voluto demolita anch’essa, per poter far posto alla costruenda Via del Mare, quel qualcuno fece discretamente osservare che si trattava della casa natale di Cola di Rienzo, il grande tribuno.

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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