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sabato 10 gennaio 2015

            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Una delle Torri dei Pierleoni

                                    guarda l'acquarello


La monumentalità della Casa di Crescenzio, e quella dei due templi emergenti dal Foro Boario, e l’Arco di Giano, e le due chiese, di S. Maria in Cosmedin e di S. Giorgio in Velabro, finiva per raccordarsi in un reciproco scambio di armonie, dai tempi variamente lontani, con le case, le torri, la roccaforte dei Pierleoni, affacciata sul Tevere. Sotto la mole protettiva, a settentrione, delle colossali strutture del Teatro di Marcello.


Rione Ripa. Siamo nel più fitto intricar di quelle vie e vicoli, un vero arabesco, tra la sponda sinistra del Tevere e Via della Bocca della Verità, che dalla Piazza omonima tirava su fino a Piazza Montanara. Sotto Nicola in Carcere, tuttora esistente, e alle spalle di S. Galla, scomparsa da tempo. Un mondo per sempre perduto. Il primo colpo venne inferto alla zona dalla costruzione dei lungotevere. Nel caso particolare Lungotevere dei Pierleoni, che qui avevano regnato, e le cui case e torri Roesler Franz ha tramandato in un vero e proprio trittico all’acquarello (numeri 93, 94, 95). Magnifiche superstiti vestigia di Medioevo, delle quali l’ottusa incultura e le solite "esigenze" della città moderna faranno tabula rasa, subito dopo gli anni Trenta, per tracciare, come abbiamo visto, la Via del Mare, oggi pin semplicemente denominata Via del Teatro di Marcello.


Via del Ricovero da una parte e Via di Porta Leone dall’altra. Strade parallele che riescono ad incrociarsi grazie soltanto alla piegatura ad L di Via del Ricovero. Massicce compatte pareti di laterizio, segnate appena ed aperte nella parte alta da caratteristiche bifore, ad alcune delle quali il passaggio del tempo e l’incuria degli uomini ha tolto il sostegno della colonnina centrale. In basso a destra le arcate di un portico sono state murate. E di fronte i relitti di una zona quasi in disarmo. Un abbandono che fa malinconia, appena mitigata dal gran pavese del bucato disteso su fili gettati a notevole distanza, dalla vivacità delle due donne che discutono all’angolo. Un abbandono penoso, se non fastidioso, quasi simboleggiato da quella scopa negligentemente buttata sul selciato, a sinistra.


Sull’etichetta della Mostra londinese del 1904, L'acquarello, "N. 20. Second Series", reca questa dicitura: "One of the towers of the Pierleoni. Strong hold seen from the Ospizio del Ricovero". Una pagina del più volte citato catalogo a stampa, pure incollato sul retro del quadro, conferma l'indicazione di acquarello N. 20 (Serie II), e riporta un lungo brano tratto
dall’opera storica romana di Gregorovius, Libro Ottavo, cap. ll (".. il papa pose assedio (1116) alla Rocca di Pier Leone ...").

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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