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sabato 10 gennaio 2015

            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Case dei Pierleoni

                                                    guarda l'acquarello
Un quadro pressoché completo di vita romana all’ombra delle antiche (assolate) mura. Le
verdure e le ceste al riparo di una specie di tenda, i panni stesi, appuntati sul filo che il legno
forcelluto tiene a rispettosa distanza dal muro, E, quasi al centro, la verticale natura morta
dell’abbacchio "spellato", con altre mercanzie, e i numeri dei prezzi, 2 e 7.


Sulla parte opposta domina invece la rustica figura del capraro, con i cosciali di pelliccia ovina. Porta a domicilio il latte delle sue capre, e sta contrattando con un altro uomo, mentre le due donne e il bambino guardano la scenetta. Sullo sfondo una sbiadita scritta accenna appena ad una attività industriale, "Fabbrica vetri e cristalli".


La predominante cortina di laterizi accentua la tonalità monocroma della scena. Appena segnata dal biancore della bifora gentile, della trifora sdentata, privata anch’essa di una colonnina. E su questo ritmo di esistenza placido e senza tempo, il lampione a gas finisce per costituire l’unico segno di moderna civiltà tecnica.


Il bello è che questo scenario, a parte il gelido allineamento del lungotevere, doveva mantenersi fermo, intatto, per quasi mezzo secolo ancora. Nel 1925, ad esempio, la prima edizione della Guida di Roma e dintorni del Touring Club Italiano, registrava queste notizie."Ripresa la via della Bocca della Verità, si volta a destra nella Via del Ricovero, ove sono gli interessanti resti di una delle case medioevali della potentissima famiglia dei Pierleoni (mura in tufo e graziose finestrelle gotiche ad archi tribolati). Proseguendo si sbocca nella via di Porta Leone, in cui si svolta a sinistra; appaiono subito sul Fondo il Tempio detto della Fortuna Virile, e dal lato sinistro, proprio sullo sbocco della via, dopo il N. 34, la Casa d Crescenzio, detta anche per errore popolare di Cola di Rienzi e perfino di Pilato". E qui la guida, ancor prima di descriverla, consigliava di "girare a sinistra intorno ad essa fino allo sbocco della via Ponte Rotto". Da via Porta Leone, poi, si saliva una scalinata che metteva al Lungo Tevere, da dove si aveva "una veduta delle più suggestive ed interessanti".



da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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