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sabato 10 gennaio 2015

            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Castello dei Savelli sull'Aventino

                                    guarda l'acquarello

 

Il Vicolo di S. Sabina, oggi Clivo di Rocca Savella, saliva dalla Salara (poi da Lungotevere) per offrire man mano, avvicinandosi alla sommità dell'Aventino, la stupefacente prospettiva di una Roma adagiata nella vallata tiberina e sormontata dalla cupola petriana confusa  nello sfumato azzurrino del tramonto. Come in questo acquarello.

 

Abbiamo già visto (al n°89) la situazione di assoluto "verde" su questo colle, fino ai tempi della "Roma sparita" roesleriana. Di tutto quel verde resta ora il parco di S. Sabina, o Parco Savello, che guarda l'abside della chiesa, ed è in parte cintato dall'antica Rocca. E qualche altro trascurabile ritaglio. Purtroppo l'accesso al Clivo è chiuso da anni (adesso è aperto n.d.r.). Restauri, frane. Non si riesce più a provare la suggestione di quell'ascesa. Una salita così "tenera" da trasformarsi a sera in una vera e propria "via degli innamorati".

 

Le mura e la torre che si vedono sulla sinistra appartengono alla Rocca, al Castello, ad un articolato complesso difensivo che nel Medioevo faceva dell’/\ventino un esclusivo feudo dei Savelli. Famiglia che si vantava di discendere dalle stesso Aventino, re degli Albani, al fianco del quale aveva combattuto contro Enea. Nel XIII secolo avevano preso stabile dimora, tra quelle mura turrite, anche i pontefici Onorio III e Onorio IV, Savelli entrambi. Poi Enrico VII di Lussemburgo, in odio ai potentissimi baroni, aveva fatto distruggere il loro Castello. Ne restano questi avanzi robusti, costruiti a tufelli, sormontati da merlature, segnati dagli stemmi.

 

Da quelle epoche corrusche il silenzio fini per distendersi su tutto il Monte. Quelle vie, quelle vigne, quelle chiese, finirono a loro volta per divenire un unico approdo d’amore. C’e tutta una letteratura a testimoniarlo. D’Annunzio in prima fila. "Ovunque passavano" racconta nell'autobiografico romanzo Il piacere, "lasciavano un memoria d'autore". Subito, per prime, "le chiese remote dell'Aventino: Santa Sabina su le belle colonne di marmo pario, il gentil verziere di S. Maria del Priorato". Ed aggiunge pure "il campanile di S. Maria in Cosmedin, simile a un vivo stelo roseo nell'azzurro". Tutte "conoscevano il loro amore".

 

A lui, una quindicina d’anni pin tardi, farà eco Diego Angeli, giornalista, saggista, fine cronista, lo abbiamo visto, nel far rivivere le vicende del Caffè Greco. E lo farà in alcune pagine di Roma sentimentale, delizioso volumetto di impressioni personali, delicate, velate dalle ultime tenerezze romantiche. Non è mai solo, l’Angeli, in queste sue escursioni in una Roma appena post.-Franz. Sempre in due. Lui e "la gentile amica", "la mia amica"

 

Salgono insieme anche lassù, durante la Settimana Santa, per la visita ai "Sepolcri". Siamo andati all’Aventino, scrive,"dove si è condensata la vita ecclesiastica nel medioevo. Tutte quelle chiese" continua  "così umili e così ricche, hanno veramente un aspetto speciale, ben diverso dalle sontuosità barocche del Bernini o del Borromini e dalle purezze stilistiche del Bramante o di Meo del Caprino. Lontane dalla Roma operosa e popolosa dei quartieri bassi", osserva, "dalla Roma ufficiale e burocratica dell'Esquilino, dalla Roma cattolica e chiesastica del Borgo, si nascondono quasi nelle ripiegature delle grandi ville misteriose, all'ombra di cipressi, di oleandri, di aranci, lungo tacite strade o in fondo a piazze solitarie dove razzolano le galline tra l'erba che cresce tra gli interstizi dei selci".

 

Un particolare, quello delle galline, che ritroveremo nell’acquarello che segue, con l’accompagno di un precedente dannunziano.


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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