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sabato 10 gennaio 2015

            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Ingresso della chiesa di San Saba

                                   

                                    guarda l'acquarello

 

La chiesa di S. Saba si trova sull’altra cima dell’Aventino. Sul cosiddetto "falso /\ventino". Costituiva anch’essa, ancora immersa nel verde, una delle più suggestive mete misltco-
romantiche. Una di quelle chiese che, al di la della stessa destinazione religiosa, rivelano il mistero delle età remote attraverso le sedimentazioni storico-artistiche lasciate nelle navate, sulle pareti, nelle stesse linee architettoniche. S. Saba, pur essendo stata molto maltrattata dalle vicende dei secoli, sotto questo aspetto dimostra di essere veramente un libro aperto.Bastano, a farlo leggere, i frammenti superstiti della ricchezza antica. _
Roesler Franz ha voluto mettere in primo piano il protiro che apre su una specie di corte, uno spazio di rispetto, chiuso, davanti alla chiesa. Al di sopra del muro esterno si scopre appena il quattrocentesco loggiato della Facciata. Il colloquio diretto con l’intero prospetto si avrà appena entrati. E ci si sentirà subito isolati dal mondo. Si aggiunga che, in quegli anni di fine secolo, S. Saba era ancora assediata dalle vigne. Quella dei Gesuiti, annotava Augustus J. C. Hare in Walks in Rome, "bella e selvaggia", occupava "la maggior parte del deserto colle". Andava da S. Balbina a Porta San Paolo. Un’altra ancora era alle spalle della nostra chiesa.
Quale migliore obiettivo per una gita sentimentale? Anzi per un terminale approdo, come accadde a Diego Angeli e alla sua elegante compagna, ad un più ampio e prolungato tragitto aventiniano? "Finalmente, verso sera", scrive sempre in Roma sentimentale, "dopo aver veduto tutte quelle cose rare e goduto quelli spettacoli di bellezza creati per noi, abbiamo finito la giornata a San Saba, la chiesa del Celio (sic) più ignota e più lontana e più nascosta dagli alberi e dalle erbe". "Vi si giunge", proseguiva, "per un sentiero cinto di siepi vive: da una parte e dall’altra le vigne coltivate, hanno una dolcezza infinita. Alla porta aspettammo un poco che ci aprissero, e vennero alcuni fanciulli che ci condussero a traverso un breve cortile fino al cimitero della chiesa. Quel cortile era tutto fiorito di giaggioli, di narcisi, di amarillidi: le fresie e le pervinche ingombravano alcune casse di legno, sparse intorno ai muri. Una umidità costante e invisibile stendeva come un velo verde sulle pietre consumate, lungo le colonnine di marmo, in cima ai muri che perdevano l’intonaco".


Un piccolo paradiso, che sarebbe stato presto avviato verso la fine dei suoi giorni. A proposito di "promuovere la formazione di nuovi quartieri in contrade interne, ma ora quasi deserte", la Commissione esaminatrice del Piano Regolatore e di ampliamento della città di Roma, gia nel 1882 aveva notato quella dell’Aventino, "come la più importante". Sull’altipiano, "ora con pochi e difficili accessi, si calcolavano circa 18 ettari di estensione, dei quali soltanto quattro occupati dalle chiese di S. Prisca, S. Maria del Priorato, S. Alessio e S. Sabina, cogli stabili e giardini annessi. Gli altri 14, si aggiungeva, "non sono che orti e vigne in terreno facile, piano, e attissimo ad essere scompartito in spazi, per edificazione di case. Volendo poi profittare dell’altra zona più bassa", veniva quasi insinuato, "si potrebbero aggiungere altri 8 ettari di terreno fabbricativo, e cosi in tutto disporre di ettari 22, capaci di essere popolati da oltre diecimila persone".

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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