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sabato 03 novembre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Arco di Dolabella

                                    guarda l'acquarello

Acquarello magnifico nella sua soliditā, nel colore, nei particolari. Anche se non rientra, effettivamente, fra le vedute della "Roma sparita", considerato che la scena č pervenuta fino a noi pressochč immutata. Un taglio di paesaggio urbano sostenuto da nobili ruderi e miracolosamente sopravvissuto (qualche guasto č all'interno) che veramente riesce ancora a far leggere nei grandi occhi di Roma.

 

L'ingresso a questo pezzo di paradiso č sullo slargo della Navicella. Fontana, chiesa di S. Maria in Domenica e portale della Villa Celimontana, tutto fuori campo. Bene in vista nel dipinto, invece, il prospetto del convento-ospedale dei Trinitari, non pių esistente, con annessa piccola chiesa di S. Tommaso in Formis e, quasi in angolo, un arco di etā augustea. L'arco di Dolabella, e non di una ipotetica Dola Bella, come č stato creduto da alcuni. Anzi Arco di Dolabella e Silvano, secondo una precisa testimonianza epigrafica. "P. Cornelio Dolabella, figlio di Publio, e C. Giunio Silano, figlio di Caio, flamine Marziale e Console, i quali curarono l'esecuzione dell'arco eretto per decreto del Senato e lo inaugurarono". Un Dolabella che tuttavia non ha nulla a che vedere con un altro Publio Cornelio Dolabella, prestante e dissoluto, intelligente e crudele.

 

Unica macchia cromatica, a interrompere la sequenza del laterizio, il mosaico cosmatesco dell'edicola che sormonta il portale a tutto sesto. Tra questo e l'Arco, un altro portale, murato, a sesto acuto. Sul fondo, a destra, una macchia d'alberi indica il Palatino.

 

In questo scenario di grandezza e di estrema dolcezza, si intrattengono due madri in pacata gloria della propria maternitā mentre un rudimentale carrettino-carrozzino serve di spasso ai "pupi".

 

Il complesso classico-medievale raffigurato nell'acquarello costituisce tuttora l baricentro di una zona, quasi "fermata" dal tempo, che da S. Stefano Rotondo prosegue per SS. Giovanni e Paolo, e attraversa il Clivio Scauro, tutto archi e contrafforti incantati, prima di fermarsi ai piedi di S. Gregorio al Celio, in vista del Palatino. Una zona, oggi, abusato obiettivo di sofisticate incursioni notturne in macchina. Un tempo sacra, invece, alle espansioni vespertine, o poco pių inoltrate, delle coppie amorose che salivano o scendevano, passo passo, tutte prese di se stesse e forse assolutamente incuranti di ruderi e monumenti.


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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