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lunedì 25 ottobre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           soggettive

Ferrucco Amendola

 

"Egregio signor Gianfranco, rileggendo le risposte che le ho dato, mi sono scoperto con amarezza, un pessimismo che, Le giuro, non mi è mai appartenuto. Ma non vedo come potrei addolcire i toni delle risposte senza venir meno a quella sincerità che ha sempre accompagnato i miei comportamenti. Detto questo, ecco le risposte alle domande che Lei mi ha fatto avere...."


Quando è venuto a Roma la prima volta ?
Non ci sono venuto, mi ci hanno portato ….a pochi mesi. Sono figlio d’arte, e per questo, nato a Torino, dove mio padre e mia madre recitavano in quel periodo.


Si sente un po’ romano ?
Se mi sento “romano de Roma?” Quando dico di esser nato a Torino la gente non ci crede.


E’ innamorato della Città Eterna?
Innamorato della città, si! Ma non di questa che sto vivendo oggi, di quella che mi ricordo di aver vissuto quando ero ragazzo. Si usciva la sera d’estate “p’annà a pijà ‘na boccata d’aria” e correre appresso alle “lucciole” che non erano “mignotte” come pensate voi, ma delicati animaletti con il corpo fosforescente che volavano a un metro da terra.


Come trova i romani?
Il romano ostenta il proprio dialetto appena fuori dalla “cinta daziaria” per farsi riconoscere che è romano. La migliore virtù del romano è il gusto della battuta.


Cosa le piace della cucina della Capitale ?
Mi piace tutto ….tranne gli gnocchi e i bucatini.


So che le piace molto l’Isola Tiberina…
Si! È vero. Però la sua bellezza e l’incanto s’è perso nella desolazione degli emarginati che dormono sotto i ponti, o bivaccano sulle scale della chiesa. C’è rimasto solo questo. E il dolore vero dell’ospedale Fatebenefratelli, dove c’ho girato una fiction in cui interpretavo il dottor Aiace. Il tutto bagnato da un fiume zozzo che “je score accanto” che è il Tevere.


C’è una fontana che lei ama in maniera particolare ?
La fontana di S. Agnese di via Nomentana, la conosce solo chi ci abita. Quante volte da ragazzo per bere quell’acqua fresca, ho dovuto aspettà che finisse prima er cavallo avanti a me.


Quali sono i mali di Roma che più le danno fastidio ?
C’è poco da fa! So’ troppi i mali. Hanno vinto loro.


In quale periodo della storia di Roma le sarebbe piaciuto vivere ?
Nel periodo di Pasquino, la voce maldicente di Roma. Avrei fatto volentieri “comunella” con lui.


Ha mai letto poesie romanesche ?
Certo! come tutti, penso. Il Belli, Trilussa, Pascarella e molti poeti anche meno famosi: Checco Durante e Gualtiero De Angelis.


Qual è il segreto del suo successo?
Credo che il successo si ottenga più con professionalità, che con il sacrificio. O forse con tutte e due insieme…

 

da intervisteromane.net di Gianfranco Gramola


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