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domenica 27 febbraio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                   c'era una volta

La stazione a Fiumicino (città)

Abbiate pazienza se ogni tanto vado a caccia di vecchi treni e vecchie stazioni. Deve essere il padre ferroviere.

Fatto sta che in pochi posti mi sento felice come nelle stazioni, con la mia borsa, sempre troppo pesante, dove dentro c'è tutto quello che mi serve: carta di credito, computer munito di chiavetta per internet, liquidi per le lenti a contatto.

E la stazione di Fiumicino città me la ricordo bene, era un po' arretrata rispetto alla strada che poi costeggia tutto il molo ed era poco dopo l'inizio della città, più o meno dove adesso c'è il Municipio. Negli ultimi tempi (e per poco tempo) a Trastevere, da dove partiva il trenino, bisognava scegliere quale prendere perchè ormai (dal 1990 in occasione dei mondiali di calcio) era stata aperta la linea per l'aeroporto, quella che partiva pomposamente da Ostiense dal fu Air Terminal tutto tapis roulant e scale mobili.

La stazione di Fiumicino era ovviamente più antica: era sta aperta il 6 maggio del 1878 e c'era anche un binario, breve, che si distaccava e arrivava al molo allo scalo di Porto Canale: il traffico era tale che nel 1927 lo scalo diventò stazione a tutti gli effetti. Io questo non l'ho mai visto perchè dismesso nel 1989, ancora prima della stazione di Fiumicino Città, mi ricordo di aver visto solo il binario lungo il molo.

E non sono mai arrivata a Fiumicino Città col treno. Peccato. Ma la stazione era lì e immagino fosse anche comoda per i cittadini dell'allora Municipio 14 del Comune di Roma. Invece il 30 gennaio 2000 fu soppresso il servizio fra la città e il bivio verso l'aeroporto.

Non so quanti passeggeri utilizzassero all'epoca il treno per venire e per tornare da Roma, nel nostro paese si è sempre fatta una politica a favore della gomma, un regalo alla Fiat e alle compagnie petrolifere. Ma di sicuro gli abitanti di Fiumicino da allora sono costretti a possedere l'automobile, come i cittadini di molte altre piccole città, tanto costretti che non ci fanno nemmeno caso, la necessità dell'automobile è come quella della luce elettrica o della fornitura d'acqua potabile. Alla faccia dell'eco-sostenibilità dei sistemi.

E' già un paio d'anni che gironzolo "per diporto" ed è già un paio d'anni che so di entrare in astinenza da mare. Così un pomeriggio di primavera, decisi di andare a Fiumicino con mezzi pubblici, visto che avevo già dismesso fidanzati automuniti e mio . Ero certa di poter andare alla stazione di Trastevere e arrivare quasi sul molo e invece ho scoperto che potevo arrivare solo fino a Parco Leonardo e da lì prendere un autobus per il quale non valeva la mia tessera ATAC intera rete perchè nel frattempo Fiumicino non era più Comune di Roma ed è inutile dire che gli autobus non sono esattamente frequenti: mi sembrava di stare alla stazione di Milazzo diretta al porto...

Non ho desistito e ho avuto il mio pomeriggio sul molo. Per tornare ho preso una navetta che dall'edificio del Comune porta all'aeroporto e da lì il familiare treno verso Roma.

Eppure quel treno che arrivava quasi fino al molo lungo il fiume... che peccato.

Per chi volesse conoscere nei dettagli la triste storia, ecco il sito:

http://www.ilmondodeitreni.it/lineeferroviarie/fiumicino.html

 

angela  ciuf ciuf :)

 

PS - Vado spesso, manco a dirlo in treno, a Cerenova da Claudio e a Civitavecchia per lavoro. E ho visto che  da Maccarese parte un binario solitario e si dirige verso Fiumicino, dall'aria arrugginita. Ho controllato su GoogleHeart (lode eterna a chi lo inventato): non va a Fiumicino ma a Ponte Galeria, il vecchio bivio fra le due fiumicinesi linee: immagino venga usato per il traffico merci; Paulette che vive a Cerenova mi ha detto che una volta hanno deviato su quella linea il suo treno perchè c'erano stati problemi... Forse è un binario di servizio.

 

 

Doverosa nota sul padre ferroviere

Lui aveva fatto per anni l'aiuto macchinista, prima di passare in ufficio per sopravvenuti motivi di salute. E conosceva tutti i macchinisti anche perchè mio padre era, a detta di mamma, proprio un "compagnone", di quelli che facevano politica con dedizione e accanimento ovviamente nel Partito Comunista, di quelli che a volte dava via buona parte dello stipendio per aiutare un collega in difficoltà... Insomma immagino che in molti gli volessero bene.

Ancora non andavo a scuola ma la domenica era comunque festa più degli altri giorni perchè con papà andavo in giro. Niente messa ma doveroso giretto alla Villa Comunale di Reggio Calabria, io doverosamente infiocchettata, e poi visto che la Villa era vicina alla stazione, la marachella: una passeggiata allo scalo ferroviario, fra i binari e i treni, graaaaandi. E lì c'era sempre qualcuno a cui chiedere di tirarmi su fino dentro la cabina di guida. Mi chiedo perchè in famiglia si siano tanto lamentanti, sempre, che io non sia mai stata una ragazza tranquilla.

La passione per i treni è continuata anche grazie al fatto che fino a quando non mi sono distaccata dal nucleo familiare, in quanto figlia e orfana di ferroviere, ho sempre avuto 4000 km l'ano gratis in seconda classe più otto talloncini per biglietti di scontati del 50%: ogni anno le ferrovie ci dava un librettino rosa da allegare alla tessera che odorava di cuoio. Sono abbastanza certa che l'ultima sia ancora qui da qualche parte... poi dicono che nelle case piccole trovi tutto...

Io sui treni ci passerei le giornate, come sulle navi. Ma credo che questo sia adesso anche una sorta di sindrome da ebreo errante o da tendenza al nomadismo: una cosa veramente snob da parte mia perchè so di poter tornare in una comoda casettina nel cuore del cuore di Roma: così è anche facile fare la nomade.

 


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