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domenica 17 luglio 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giobbe Covatta

per intervisteromane.net nel 1999

 

Quando ti sei stabilito a Roma, Giobbe?
Erano gli anni ’70 e c’era quasi la rivoluzione. Io facevo architettura a Roma e quindi me la ricordo come un momento di “pace” ( risata). Allora abitavo a piazza Vescovio e poi mi sono trasferito sulla Nomentana. Poi ho cambiato città e sono andato a finire a Milano e poi sono ritornato a Roma, ossia quando è nata la mia bambina, che io chiamo affettuosamente “cipolla”.


Ami Roma?
Diciamo che ho un rapporto affettuoso e assolutamente occasionale, nel senso che ci sto talmente poco per via del lavoro che mi porta in giro per tutta Italia. Pensa caro Gianfranco che in centro non ci vado da circa tre anni. Quindi diciamo che Roma non la vivo in maniera attiva. Non sono nemmeno un mondano ed esco poco la sera e quindi frequento molto poco i locali alla moda. Quando torno a Roma dopo una tournee, comunque è come se tornassi a casa.


Da buon meridionale ami sicuramente la cucina della Capitale, vero?
Il mio rapporto con la cucina romana in genere è buono, nel senso che sono una buona forchetta e mi ritengo un buongustaio. Penso che anche la cucina romana rientri nella lista della categoria “per buongustai”, a mio avviso. All’interno della cucina romana c’è anche quella ebraica, nel senso di tradizione, come i carciofi alla giudia che sono ottimi da Piperno. Ma tutta la cucina romana, come quella italiana è favolosa, diciamolo, Gianfrà. A Roma non ho una trattoria fissa. Ce n’è una dove ci vado ogni tanto ma non è necessariamente romanesca, è un ristorante siciliano che si chiama “Da Norma” e ci vado, oltre perché si mangia bene, ma anche perché è a 600 metri da casa mia, quindi anche per un fatto di pigrizia o meglio per comodità.


Come trovi i romani?

Non voglio dire niente, mica per altro, ma mi sembra di essere banale ed interpretare quei luoghi comuni. A me non piace generalizzare, perché sono i difetti di singoli ma non di tutti e quindi non amo fare di tutta l’erba un fascio. Dappertutto c’è il buono e il cattivo, penso anche nel tuo Trentino…


Come no. Ma tra un romano e un napoletano vedi un lato caratteriale diverso?
C’è differenza fra Romolo e Gennaro, ma perché uno è romano e l’altro è napoletano, ma non tra napoletani e romani.


Sei legato a qualche angolino di Roma?
No! Devo essere onesto, ma no, non ho un luogo del cuore. Studiando architettura sono stato svezzato nell’urbanistica e quindi non ho una zona a cui sono affezionato. Devo dire che per me, nonostante tutti i problemi che ha, Roma è la città più bella del mondo.


Nei pochi momenti liberi che hai che zona frequenti di Roma?
Considerando che al momento c’è una “gnoma” che ha due anni ( la figlia Olivia, ndr. ), per forza devo frequentare i parchi che per fortuna a Roma non mancano. Prima che nascesse mia figlia mi piaceva girare la Roma di notte, tranquilla, senza traffico e tutta illuminata. Una bellezza.
 


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