Vasi, più o meno negli stessi anni, ne da una versione più "classica", più composta, come pervasa da un senso matematico.

 

E racconta lo stesso Porto di Ripetta anche in una pianta prospettica a volo d'uccello. Trovo sia sempre curioso guardare Roma da queste angolazioni che spesso esistevano realmente solo in parte. L'esercizio, per noi abituati ad lettura nord-sud, è quello di  ri-conoscere i luoghi visti in una relazione spaziale diversa


 

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lunedì 08 novembre 2010

           

                                                                                                                                                                   c'era una volta

Il Porto di Ripetta

Ne ho parlato spesso ma sempre, come dire, tangente ad altre cose, specialmente quando si è trattato del nuovo Museo dell'Ara Pacis che ha portato con se la riqualificazione di tutta l'area intorno al Mausoleo di Augusto (largo Augusto Imperatore).

E tutte le volte che mi capita di fare una lezione itinerante da quelle parti, fermo gli allievi e dico "fermate i cuori, sospendete il respiro, piangete: qui c'era..."

E allora facciamo questo viaggio nel tempo e vediamo com'era, dov'era, come lo hanno raccontato pittori, incisori e fotografi. Ah, sì, cliccate sulle piccole foto.

1700, il secolo dei lumi. E non potevano, i lumi, che segnare anche un passo di scientificità nella rappresentazione del territorio. E' del 1748 la pianta di Roma del Nolli, a guardarle una mappa "moderna", a proiezione zenitale, uno strumento di lavoro.

E nel 1852, poco più di un secolo dopo, la pianta di Letareully che sembra meno scientifica ma è in realtà una pianta a proiezione ortogonale che restituisce anche l'altezza e in parte l'aspetto dei fabbricati. E tra i fabbricati, il nostro porto di Ripetta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non mancano naturalmente i paesaggisti con i loro oli e le loro tempere, quasi sempre artisti nord europei in Italia per il Gran Tour la cui meta obbligata non poteva che essere Roma.

Uno di Questi, Van Wittel, racconta il Porto di Ripetta in un modo che anticipa il cinema, "campo": la bella scalinata è vista di la dal fiume e "controcampo": dalla scalinata in basso le barche e laggiù il profilo di Castel S.Angelo.
Non sembra di vederlo seduto col suo cavalletto? Come si vedono ancora, a volte, i ragazzi delle accademie d'arte con i loro fogli e carboncini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1703 il porto c'era già ed era anche molto importante, tanto che papa Clemente XI affida i lavori di sistemazione all'architetto Alessandro Specchi: disegna una  doppia scala monumentale che scende al fiume quasi continuando in asse la scalinata di Trinità dei Monti.

Per i lavori utilizza le lastre di travertino del Colosseo che era in parte crollato per un terremoto.

E fu la meraviglia.

 

 

 

Piranesi,intorno alla metà del '700, racconta il Porto di Ripetta in una magnifica incisione, col suo stile tormentato e al tempo stesso straordinariamente preciso, dove tutto sembra muoversi convulsamente. Qualcuno ha detto dello stile di Piranesi che il suo bianco e nero tanto netto paradossalmente finisce per suggerire il colore.

 

E infatti, credo in epoca decisamente più recente, la sua incisione è stata "colorata" come molte altre. I puristi arricceranno, forse giustamente, il naso ma sono entrambe molto belle.

 

Meno di dieci anni e nel 1860 Roma sarà finalmente italiana e nel 1870 diventerà capitale. Urge di risolvere il gravissimo problema delle inondazioni e si decide di costruire i muraglioni, soluzione peraltro già proposta da Garibaldi nel 1848 durante la breve Repubblica Romana.
Sono gli anni in cui Ettore Roesler Franz racconta, fra tutto il resto, anche il Porto di Ripetta.

E sono anche gli anni in cui si sta affermando la fotografia. E le foto di quegli anni raccontano gli ultimi momenti del Porto di Ripetta, del traffico di navi che somigliavano a quelle del Mississipi... E poi il ponte di ferro e la riva già degradata che comincia a sgretolarsi sotto l'effetto dei lavori per la costruzione dei muraglioni.

E oggi, 2010, quello che è stato il Porto di Ripetta è così, con la bella teca di Meyer.

Raccontato anche dal satellite di GoogleHeart...
...a proposito di rappresentazioni del territorio.

angela :)

 


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