Vasi, più o meno negli stessi anni, ne da una versione più "classica", più composta, come pervasa da un senso matematico.
E racconta lo stesso Porto di Ripetta anche in una pianta prospettica a volo d'uccello. Trovo sia sempre curioso guardare Roma da queste angolazioni che spesso esistevano realmente solo in parte. L'esercizio, per noi abituati ad lettura nord-sud, è quello di ri-conoscere i luoghi visti in una relazione spaziale diversa
lunedì 08 novembre 2010
c'era una volta
Il Porto di Ripetta
Ne ho parlato spesso ma sempre, come dire, tangente ad altre cose, specialmente quando si è trattato del nuovo Museo dell'Ara Pacis che ha portato con se la riqualificazione di tutta l'area intorno al Mausoleo di Augusto (largo Augusto Imperatore).
E tutte le volte che mi capita di fare una lezione itinerante da quelle parti, fermo gli allievi e dico "fermate i cuori, sospendete il respiro, piangete: qui c'era..."
E allora facciamo questo viaggio nel tempo e vediamo com'era, dov'era, come lo hanno raccontato pittori, incisori e fotografi. Ah, sì, cliccate sulle piccole foto.
E nel 1852, poco più di un secolo dopo, la pianta di Letareully che sembra meno scientifica ma è in realtà una pianta a proiezione ortogonale che restituisce anche l'altezza e in parte l'aspetto dei fabbricati. E tra i fabbricati, il nostro porto di Ripetta.
Uno di Questi, Van Wittel, racconta il
Porto di Ripetta in un modo che anticipa il cinema, "campo": la
bella scalinata è vista di la dal fiume e "controcampo": dalla
scalinata in basso le barche e laggiù il profilo di Castel
S.Angelo.
Non sembra di vederlo seduto col suo cavalletto? Come si vedono
ancora, a volte, i ragazzi delle accademie d'arte con i loro
fogli e carboncini.
Nel 1703 il porto c'era già ed era anche molto importante, tanto che papa Clemente XI affida i lavori di sistemazione all'architetto Alessandro Specchi: disegna una doppia scala monumentale che scende al fiume quasi continuando in asse la scalinata di Trinità dei Monti.
Per i lavori utilizza le lastre di travertino del Colosseo che era in parte crollato per un terremoto.
E fu la meraviglia.
Piranesi,intorno alla metà del '700, racconta il Porto di Ripetta in una magnifica incisione, col suo stile tormentato e al tempo stesso straordinariamente preciso, dove tutto sembra muoversi convulsamente. Qualcuno ha detto dello stile di Piranesi che il suo bianco e nero tanto netto paradossalmente finisce per suggerire il colore.
E infatti, credo in epoca decisamente più recente, la sua incisione è stata "colorata" come molte altre. I puristi arricceranno, forse giustamente, il naso ma sono entrambe molto belle.
E sono anche gli anni in cui si sta affermando la fotografia. E le foto di quegli anni raccontano gli ultimi momenti del Porto di Ripetta, del traffico di navi che somigliavano a quelle del Mississipi... E poi il ponte di ferro e la riva già degradata che comincia a sgretolarsi sotto l'effetto dei lavori per la costruzione dei muraglioni.