lunedì 28 marzo 2011
soggettive
Isabella
Biagini nel 1998 per
intervisteromane.net
Isabella, parliamo un po'di Roma?
Ma io sono Roma, mi sento Roma, caro Gianfranco. lo con Roma c' ho un
rapporto molto bello però per certe situazioni mi arrabbio un po' con la
mia città, anche se devo ammettere che Rutelli ha fatto molto per
rendere più bella la Capitale. Ha messo in risalto Roma bella, i suoi
monumenti con luci... guarda il Foro, il Milite Ignoto che prima non si
vedeva per niente, mò è tutto bene illuminato.
Qual'é il fascino di Roma?
Roma c'ha un fascino particolare è malandrina, spavalda e molto vera.
Spavalda e malandrina nel senso buono della parola e quindi non ha peli
sulla lingua.
C'è una zona di Roma a cui ti senti legata?
Si! il Campidoglio, perché li c'ho consumato "alcuni" matrimoni, anche
se non sono andati molto bene. Sto aspettando il prossimo, sperando che
Rutelli mi sposi personalmente. Mi sento legata al Campidoglio, a parte
per i matrimoni, perché ho dei ricordi di quand'ero ragazzina. Da
ragazzina assieme alle amiche mie, scendevamo la scalinata, quella dove
ci sono i scalini bassi, con gli occhi bendati su una macchina o alle
volte con la mitica Vespa. Insomma il Campidoglio mi ricorda un pezzo
della mia infanzia, di scavezzacollo. Ero un maschiaccio, altro che
bambina facevo pure a botte, a cazzotti.
Com'è il tuo rapporto con la cucina romana?
Io faccio tutti i piatti della cucina romana. Adesso, per motivi di
dieta, per altre cose, mi sbizzarrisco un po' meno. Però sulla tavola
del buon romano la pasta non manca mai come pure vari spezzatini, vari
polpettoni insomma.
Frequenti una trattoria particolare?
Si! quella de casa mia (risata).
Cosa provi nel tornare a Roma dopo una lunga assenza?
Quando parto non vedo l'ora di andarmene, sia perché devo fare un
lavoro, sia perché la frenesia di partire mi fa vedere tutto nero, il
cane, questo, quello, quell'altro.... Quando arrivo alla stazione per
prendere il treno sento già un po' di nostalgia di Roma, poi salgo sul
treno e bonasera. Poi quando sto nei posti di lavoro e mi trattengono 2
o 3 giorni sento proprio il richiamo di mamma Roma e quando arrivo a
Termini penso: "Meno male!". Prendendo il taxi dico: "Ce risemo 'n'antra
vorta, mannaggia !". Capito? Però questo cordone ombelicale resterà
sempre, perché Roma è bella dentro e fuori.
Da anni si parla di eliminare o spostare il mercatino domenicale di
Porta Portese. Qual é il tuo parere?
E' una tragedia andarci, però quella è Roma, quella è una tradizione.
Non si può eliminare. Prima di tutto toglie lavoro a tanta gente che ci
lavora, che ha bisogno di mangiare, come tutti. Poi c'è sempre quell'appuntamento
li ... dice: "Che facciamo domenica ? Andiamo a Porta Portese". Si vabbè,
si potrebbe andare al Pincio, al Gianicolo, insomma Roma offre
santissimo... Ma volemo eliminà Porta Portese? E' come togliere lo
Stadio 0limpico alla Roma. Spostare sto mercato non avrebbe più il
sapore di Porta Portese. E' come mettere il Milite Ignoto da
un'altra parte, la Bocca della Verità a via Eritrea... nun esiste.
Lasciamo Porta Portese dove stà.
Un tuo sogno nel cassetto?
Se avessi la bacchetta magica tornerei indietro nel tempo, per rivedere
e vivere quel sapore così umano, così bello che c'era tanto tempo fa,
che se n ‘è tanto sentito parlare tanto tempo fa. Ora la gente s'è un pò
chiusa dentro casa, sola, dietro le finestre e questi punti d'incontro
umani come si usava un tempo è un pò svanito. Tu, nel palazzo, al primo
piano sapevi già che avevano fatto lo spezzatino, al secondo la frittata
co' la cipolla e al terzo i bucatini all'amatriciana. Quando arrivavi
all'ultimo piano non avevi più fame perché avevi già mangiato tre piani
di profumi. Adesso in queste case, come quella in cui vivo io, così
sofisticate, non so, usano tutti capsule, come gli astronauti, penso ...
In tre piani non senti più un profumino di sughetto, di spezzatino,
neppure di aglio, di cipolla, di soffritto, niente. Mangiano tutti
capsule, all'americana. Quella verde è la verdura, quella rossa è la
carne, ecc... Non c'è più quel rapporto con il dirimpettaio come una
volta, tipo: "A sora Conce', che me date 'npò de prezzemolo?", "A sora
Antò, che me prestate 'npò de ajo?". Ecco, quella è la Roma che amo e la
gente che amo.