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sabato 14 agosto 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                   c'era una volta

Le case sul Tevere

Mentre Ettore Roesler Franz dipingeva i suoi acquerelli (e spesso dipingeva su foto da lui stesso scattate), i fotografi documentavano o avevano già documentato cosa era la Roma che da secoli si affacciava sul Tevere.

Di foto prima dei muraglioni ce ne sono decine e decine.

Noi vogliamo offrirne solo alcune, quelle che hanno un taglio, se vogliamo, meno artistico e più da zelante geometra: posizione frontale dall'altra sponda, quasi un rilievo fotografico.

E infatti qualcuna di queste foto è custodita all'archivio storico del Comune di Roma (per chi non lo sapesse si trova in quell'assoluto capolavoro-manifesto dell'architettura barocca che è l'oratorio di Francesco Borromini a Piazza della Chiesa Nuova).

 

Quando le ho guardate la prima volta ho avuto sensazioni sovrapposte e contrastanti.

Roma mi è sembrata magnificamente simile a Venezia, con le case che affondavano meravigliosamente (o quasi) dentro l'acqua del Tevere. Nel "quasi c'è l'altro sentimento: la constatazione di una assenza di magnificenza, la sensazione di un disfacimento delle case che non ha nulla di romantico ma che parla di umidità, forse di condizioni igieniche precarie, di fango. Sono certa che è l'effetto della obiettività della foto e di quella magica definizione che la lastra e l'albume riuscivano ad ottenere.

Sono foto che odorano di fiume e chi lo conosce sa che non è odore romantico e "pulito" come quello del mare. Il fiume in città si contamina meravigliosamente con la vita.

 

Buon viaggio in questo breve percorso da Ripetta fino a via Arenula

 

01. La cupola è quella di San Carlo al Corso, la bella facciata della chiesa a sinistra è quella di San Gerolamo degli illirici (che adesso è di fronte alla fontana della Teca di Meier); le case  sono senza troppo carattere e d'ogni dimensione, strette e alte fino a sei piani. con arcate, arcatelle, sbocchi di varia natura, loggette, balconcini, gabinetti pensili.(archivio Fondazione Primoli)

 

02. Poco più avanti la posterula di Monte Brianzo. Le posterule erano piccole aperture lungo le mura che chiudevano il fiume per proteggere la città, esattamente come le Mura Aureliane ma meno imponenti. Le mura nel Medioevo erano diventate strutture per appoggiarvi le case e le posterule erano piccoli approdi commerciali. infatti ci sono i barconi.

 

03. Un passetto avanti. siamo sempre intorno a Monte Brianzo, stavolta più o meno all'altezza dell'attuale ponte del Palazzaccio. E infatti già si intravede la cupola di San Salvatore in Lauro a Via dei coronari. (foto Alinari)


04. Avanziamo come in sequenza praticamente costeggiando via dei Coronari che è dietro quella cortina compatta di case che hanno completamente rivestito le antiche Mura. Appare a destra il vecchio Teatro di Tor di Nona.

 

05. Ed eccolo, il teatro Apollo a Tor di Nona con la sua incredibile storia.

L'edificio fino al 1670 era stato un carcere ma i detenuti erano stati trasferiti alle Carceri Nove a Via Giulia. Poi era stata una locanda fino a quando Cristina di Svezia chiese al Papa il permesso di trasformarlo in teatro. Il lavori vennero affidati a Carlo Fontana. Questo primo teatro fu demolito nel 1697 perchè il papa Innocenzo XII era avverso all'arte del teatro per essere ricostruito nel 1733 da papa Clemente XII e a spese dello stato pontificio.Brucia nel 1781 ma viene ricostruito nel 1795. Nel 1831 il teatro è di proprietà di Alessandro Torlonia che affida il rifacimento della facciata a Giuseppe Valadier (quello di piazza del Popolo e della Casina a villa Borghese, per capirci): vi si produssero opere di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi. Diventato teatro di prima categoria, nel 1870 vi fu aggiunto il palco reale, in onore al re d'Italia Vittorio Emanuele II di Savoia. Era frequentato assiduamente da Luigi Pirandello. Ma nonostante il successo, i lavori per la costruzione degli argini del Tevere resero necessaria la sua demolizione avvenuta nel 1888. E solo nel 1925 venne costruita una stele commemorativa. Subito dopo l'Istituto Autonomo Case Popolari si prese carico della ricostruzione dello stesso nelle immediate adiacenze della vecchia ubicazione e nei primi anni trenta del XX secolo il Teatro Tordinona riaprì i battenti in via degli Acquasparta.

 

 

 

06. Andiamo avanti di un passo ancora, siamo quasi a piazza di Ponte ed ecco la sistemazione con una ringhiera sul fiume e un affaccio che non è ancora muraglione.

 

 

 

 

07. Un salto in avanti e arriviamo alla Chiesa del santi Vincenzo e Anastasio dei Cuochi nel rione Regola all'altezza di via Arenula: la chiesa che era sempre stata pericolante fu demolita nel 1891 per costruire gli argini.
 

 

 

angela cannizzaro :)


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