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lunedì 05 aprile 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giornata di Primavera del FAI 2010 – Palazzo Chigi

Anche quest'anno, puntualmente, il FAI, Fondo Ambiente Italiano, ha organizzato il 27 e 28 Marzo la Giornata di Primavera, con l'apertura straordinaria di ben 590 siti, palazzi, parchi, biblioteche e monumenti in tutta Italia allo scopo, tra l'altro, di rendere fruibili tali luoghi di bellezza e cultura e far ricordare ai nostri concittadini che siamo il Paese con il maggior numero di beni artistici e culturali del pianeta (cosa fin troppo spesso trascurata e dimenticata, aggiungo).
Tra le bellezze visitabili, quest'anno, il FAI mi ha fatto due regali davvero inaspettati, di uno solo dei quali ho potuto fruire: la scelta del mio adorato (ma anche odiato) comune di Minturno come unica località della provincia di Latina (tra l'altro, inserendo nell'elenco di luoghi visitabili con la guida di “apprendisti ciceroni” delle scuole della provincia tutte, e da esperto fruitore della zona dico veramente TUTTE, le bellezze che il comune offre, sperando che abbiano sorvolato sul come tali punti d'interesse sono stati troppo spesso mal conservati, peggio valorizzati e più volte oltraggiati da parte di amministratori e popolazione locali; ma questo è un altro discorso...) e la possibilità di visitare il piano nobile di Palazzo Chigi. Quello di Ariccia, chiederete voi. Ed invece no: parliamo proprio di QUEL Palazzo Chigi, quello sito in Roma e normalmente non accessibile se non a cariche alquanto elevate dello Stato (nonché ai relativi ospiti italiani e stranieri): la sede della Presidenza del Consiglio.
Ed io, che solo poche settimane prima avevo visitato la mostra itinerante sulle opere d'arte recuperate a L'Aquila (uscendo con un magone terribile ed una speranza che la magnifica città abruzzese tanto duramente colpita possa il prima possibile tornare a risplendere dell'antica ed indimenticabile bellezza) anche, e non solo, per poter accedere all'interno di Palazzo Monte Citorio, sede della mostra, potevo forse perdere una simile occasione? Certo che no.
Come sempre, il sabato mattina la visita era riservata solo ai soci del FAI, mentre dal pomeriggio di sabato e tutta domenica era aperta gratuitamente a tutti, con canale privilegiato, ovviamente, per detti soci. Memore che l'anno passato, complice anche l'orario (preteso dall'amica che mi aveva accompagnato), non ero riuscito ad entrare a palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, per l'enorme fila di persone che volevano cogliere l'opportunità unica di quella visita, quest'anno ho deciso di prendere la tessera del FAI ed accedere il sabato mattina.
Così, felice e pieno di aspettative, mi sono recato a Piazza Colonna verso le 10 del mattino (dopo un inopinato ed imprevisto salto in ufficio). La piazza era gremita di persone divise in due file ben distinte: da una parte, fino quasi all'ingresso di Palazzo Monte Citorio, i soci FAI in attesa; dall'altra, davanti alla sede di Il Tempo, le persone normali furiose di non poter entrare. Ci sono stati urli, rimostranze, minacce, schiamazzi, proteste continue perché anche costoro pretendevano di entrare in quel momento, nonostante fosse stato scritto chiaramente da tutte le parti quali fossero le modalità d'ingresso. I volontari ed i rappresentanti delle forze dell'ordine (ovviamente ed istituzionalmente presenti in piazza) hanno, tuttavia, scongiurato che la situazione degenerasse e che i facinorosi estendessero oltre a cori da stadio e rimostranze battendo sulle transenne le proprie proteste.
Una volta effettuata l'associazione e ritirata la tessera di adesione, che al costo annuale di 39€, permette numerose agevolazioni tra cui l'ingresso gratuito a tutti i beni del FAI (e sapete quanto il sottoscritto ami viaggiare e conoscere posti nuovi), mi sono messo in coda, col dubbio se aspettare per entrare la mattina stessa o ritornare quando tutti avessero avuto accesso al bene (i soci FAI hanno in ogni caso un ingresso privilegiato senza fila ed il gusto sadico di sorpassare coloro che non possedevano tale diritto mi stuzzicava non poco). Poi, tuttavia, ho deciso di restare ed aspettare il mio turno.
L'ingresso è avvenuto circa un'ora dopo, quando i facinorosi si erano un po' placati e due gocce di pioggia ci bagnavano dolcemente. Una guida ci ha spiegato che, per motivi di sicurezza (ovvii) saremmo passati sotto un metal detector e che, altrettanto per motivi di riservatezza, sarebbe stato assolutamente vietato fotografare. Prevedendo tutto ciò, io avevo evitato di portare la mia inseparabile fotovideocamera, ma c'è stato chi ha ignorato l'avvertimento ed è stato bloccato dagli inservienti, mentre altri si lamentavano dell'eccessiva severità. Solo quando ho fatto notare loro che non si poteva aver certezza di tutti coloro che stavano visitando quel luogo e che eventuali foto avrebbero potuto esser scattate anche da potenziali terroristi, si sono azzittiti.
E, finalmente, siamo entrati: le attese, da parte mia, erano enormi, come lo erano state per il Campidoglio, ad esempio.
Ed invece... A parte un bellissimo cortile interno stuccato con una splendida fontana voluta dalla famiglia Chigi nel XIX secolo, una volta saliti sullo scalone il dubbio e la delusione hanno cominciato a pervadere il mio animo. Il palazzo è piccolo e davvero spoglio: nella sala delle Galere (nel senso di navi; ogni maliziosa altra interpretazione è qui smentita...) sono presenti dei quadri, ma sono solo riproduzioni di altre opere d'arte. Ma come, ho pensato, in un luogo istituzionalmente tanto importante vengono mostrate delle copie? Ma è allucinante! Anche i fregi sulle porte (rappresentanti delle galee, antichi velieri) sono del XX secolo, quando il palazzo fungeva da Ministero delle Colonie. La visita è proseguita nella Sala delle Scienze, nella Sala dei Mappamondi (con un bellissimo affresco sul soffitto rappresentante le quattro stagioni) e siamo, finalmente, passati davanti (senza poter entrare) allo studio del Presidente del Consiglio, nel quale l'elemento più importante è una teca con una copia originale della Costituzione Italiana. Impressionante la reazione di una grandissima parte delle persone che si trovavano ad effettuare la visita assieme a me; ho potuto toccare con mano quanto la popolarità del Presidente, e di tutta la politica in generale, sia in calo vertiginoso.
A seguire abbiamo avuto accesso alla Sala del Consiglio dei Ministri, ex sala da pranzo della famiglia Chigi. Le battute, anche in questo caso, si sarebbero potute sprecare...
Di tutte quelle sale, tuttavia, ciò che maggiormente mi ha colpito è la mancanza totale di ricchezza ed eleganza. Al confronto, gli arredi del Campidoglio sono di qualità estremamente superiore, incredibilmente superiore...
Due piani sopra l'unico vero gioiello di tutto il palazzo: dopo un corridoio sul quale affacciano anonime porte da ufficio (che dimostrano che quel palazzo, più che un gioiello d'arte, è un luogo di lavoro), si apre la Biblioteca Chigiana, tutta realizzata da grandi ebanisti in noce. Bellissima, anche se anche lì ho potuto trovare delle note stonate: il patrimonio di libri storico è stato donato dall'Italia al Vaticano nel 1926 ed ora gli scaffali contengono solo testi giuridici moderni d'uso per gli impiegati del palazzo, e, poi, il senso della modernità (che stona terribilmente), con una serie di schermi di terminale tutt'intorno all'enorme tavolo da lettura. Ma, ribadisco, quel palazzo è un ufficio, più che un luogo di rappresentanza...
Ultima anomalia il tetto: a causa di infiltrazioni d'acqua, anni fa, i cassettoni originali si sono danneggiati e la Presidenza del Consiglio non ha trovato di meglio che coprirlo con dei teli dipinti che, oggettivamente, stonano terribilmente.
In sintesi, una visita che ha lasciato parecchio amaro in bocca: forse avevo esagerato con le aspettative, ma tra tutti i palazzi storici visitati è stato sicuramente il più deludente. Ringrazio infinitamente il FAI per aver permesso a me ed a tutti gli italiani di visitare tale luogo ma, riflettendoci, resto convinto che non gradirei esser costretto (per ragioni istituzionali) a lavorare in quel palazzo... Immagino che tutti voi ne traiate un gran sospiro di sollievo...

Flavio
 


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