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domenica 02 ottobre 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           soggettive

L’atmosfera magica è quella, ma il resto…

Per quattro giorni sono tornato a percorrere il bellissimo parterre dell’auditorium di Roma, le accoglienti sale di proiezione (beh, le poltrone dello studio tre non è che siano così comode, ma non si può avere tutto…), gli scintillanti bar pieni della solita bella gente. Sembrava quasi di essere già a fine ottobre, per l’amata Festa del Cinema.
Ma il Roma fiction fest mi ha lasciato insoddisfatto,a dire il vero. Alcune anticipazioni sono state veramente gradevoli, cito l’eccezionale Terra Nova prodotto da Spielberg, che Sky offrirà a partire dal 4 ottobre in tredici puntate, ma anche il francese “L’infiltrè” diretto da Giacomo Battiato, come il tecnicamente magico serial cinese “Sword heroes fate”, come l’americano “the killing”.
La programmazione italiana? A parte la serie di quattro film, prodotti da Claudia Mori sulla situazione femminile, di cui abbiamo visto in anteprima “Troppo amore” una dura, angosciante ma trascinante storia di stalking, filmata dalla ottima Liliana Cavani, ben poco si può citare di meritevole, oltre estenuanti, logorroiche conferenze stampa dei soliti noti che si parlano addosso.
L’organizzazione? Lasciamo perdere. Tanto per dirne una, nonostante le risorse economiche dimezzate se non peggio, tali da indurre una giornalista del mestiere, la direttrice di TIVU’ Linda Parrinello a domandarsi “se non sia meglio chiudere con questa esperienza piuttosto che farla vivacchiare per poi vederla morire miseramente, di consunzione…”, bene, ho visto nugoli di “men in black”, tutti ventenni o giù di lì, molti di più di quelli solitamente presenti alla Festa del Cinema di Ottobre, che, volenterosissimi, si davano tanto di quel da fare sussurrando nei walkie talkie e contraddicendosi, poverini, l’uno con l’altro. Per non parlare delle altrettanto numerose hostess di sala in tubino o tailleur, rigorosamente nero, tacchi vertiginosi, gentili sì ma non tutte anzi…
È capitato a me l’altra sera: tra una presentazione e l’altra, stessa sala Petrassi, tre rampe di scale, un previsto intervallo di poco più di 5 minuti (diventato poi inspiegabilmente di 60 minuti), per il solito trascurabile problemino al ginocchio “matto” ho chiesto alla biondina di turno di poter rimanere in sala o subito fuori, come avevo fatto la sera prima. “Assolutamente no! Dobbiamo bonificare l’ambiente (!!), si accomodi nell’atrio, giù, poi risalirà”. Sì, d’accordo, ma ieri per esempio… E mi sono seduto su una panca, ad almeno 20 metri dalla “bonifica”.
La tizia mi ha letteralmente inseguito: “ ma allora non ha capito? Giù, giù !”
Le stavo proprio antipatico.


Claudio
 


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