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15.03.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                c'era una volta

Niente di nuovo sotto il sole

E’ proprio vero: “nihil novi sub soli”, figuratevi nella Città Eterna. A chi di noi non è mai capitato di assistere ad un matrimonio in S. Giovanni a Porta Latina, la piccola chiesa appartata in una delle zone più suggestive di Roma, più che altro conosciuta come chiesa "da matrimoni"? Chi di noi non ha nel cassetto una foto di gruppo, o con gli sposi sorridenti, giulivi e beati, scattata sul pittoresco sagrato, a fianco del bellissimo pozzo che risale al IX secolo?
Bene, chi l’avrebbe mai immaginato che, ai tempi, questa classica chiesetta romanica fosse stata utilizzata per la celebrazione sempre di matrimoni ma, diciamo, un po’ particolari, per intenderci di quei matrimoni che il bravo Josè Luiz Zapatero ha autorizzato in Spagna, senza tanti drammi e tante storie.
Racconta infatti Michel de Montaigne nel suo “giornale di viaggio in Italia del 1580” di un gruppo di portoghesi che verso il 1578 aveva fondato una specie di confraternita, e usava la chiesa di San Giovanni a Porta Latina (all'epoca in stato di quasi abbandono) per celebrare i propri riti. Secondo una versione si trattava di “marranos” (ebrei della penisola iberica rifugiati in Italia, che erano stati costretti ad abbracciare la religione cristiana), secondo un'altra di omosessuali che celebravano tranquillamente i propri matrimoni. Infatti costoro si sposavano tra maschi, con le stesse cerimonie che noi usiamo per il nostro matrimonio: facevano la comunione insieme, leggevano lo stesso nostro vangelo nuziale e poi dormivano e abitavano insieme.
Gli interessati dicevano che, essendo la normale cerimonia del matrimonio tra maschi e femmine sufficiente a rendere legittima l’unione, erano certi che “anche la loro unione sarebbe divenuta legittima se consacrata dagli stessi identici riti della Chiesa”.
Poveretti, loro interpretavano così la faccenda, ma quel che è certo è che per questa storia furono eseguite, a Porta Latina, non meno di sette condanne a morte per rogo!
Che fosse più fondata l’ipotesi “gay” rispetto a quella dei poveri ebrei iberici ce lo conferma Salvatore Spoto, nella sua intrigante “Roma esoterica” edita da Newton & Compton, quando parla delle solenni nozze “omo” a Porta Latina. Racconta infatti che nell’antica chiesa di San Giovanni, alla fine del ‘500, si celebravano insoliti matrimoni. “La stranezza stava nel fatto che lo sposalizio, regolarmente consacrato da un prelato, avveniva tra uomini: c’era una “lei” in abito bianco, con un velo verginale davanti al viso, e un “lui”, vestito da cavaliere, che si impegnavano davanti alla Chiesa a vivere insieme ed amarsi per tutta la vita”.
Alla faccia delle attuali interminabili diatribe e tormentoni sui Di.co. e sulle coppie di fatto!!
Claudio


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