lunedì 09 agosto 2010
fuori porta
La via Appia: da Roma a Brindisi
(anche i romani prendevano il traghetto per la Grecia....)
La chiamarono "regina viarum" e avevano ottimi motivi.
I lavori per la sua costruzione erano cominciati nel 312 a.C., quando il censore Appio Claudio Cieco fece ristrutturare ed ampliare una vecchia strada che collegava Roma alle colline di Albano.
Il
percorso della via Appia partiva da Porta Capena, vicino alle Terme di
Caracalla e collegava Roma a Capua (Santa Maria Capua Vetere) passando
per Aricia (Ariccia), il Foro Appio, Anxur (Terracina), Fundi (Fondi),
Itri, Formiae (Formia), Minturnae (Minturno), e Sinuessa (Mondragone).
Da Capua proseguiva poi per Vicus Novanensis (Santa Maria a Vico) e
superando la Sella di Arpaia raggiungeva, attraverso il ponte sul fiume
Isclero, Caudium (Arpaia): poi da qui, costeggiando il monte Mauro,
scendeva verso Apollosa ed il torrente Corvo, su cui, a causa del corso
tortuoso di questo, passava tre volte, utilizzando i ponti in opera
pseudosidoma di Tufara Valle, di Apollosa e Corvo.
Questi ponti furono distrutti durante la seconda guerra mondiale e sono
stati ricostruiti insieme a quello sul fiume Isclero con la massima
fedeltà: i primi due a tre arcate e l'ultimo a due. Con l'eccezione del
ponte di Tufara Valle, tutti gli altri sono stati ricostruiti nel luogo
originario.
Non è chiaro quale percorso seguisse l'Appia da quest'ultimo ponte fino
a Benevento, rimane però accertato che essa vi entrava passando sul
Ponte Leproso o Lebbroso, come indicato da tracce di pavimentazioni che
conducono verso il terrapieno del tempio della Madonna Delle Grazie da
cui poi proseguiva nel senso del decumano, cioè quasi nel senso
dell'odierno viale San Lorenzo e del successivo corso Garibaldi, per
uscire dalla città ad oriente e proseguire alla volta di Aeclanum
(Mirabella Eclano), come testimoniano fra l'altro sei interessanti cippi
miliari conservati nel Museo del Sannio.
L'Appia raggiungeva poi il mare a Tarentum (Taranto), passando per
Venusia (Venosa) e Silvum (Gravina). Un'importante stazione era presente
nella città di Uria (Oria) e da qui terminava a Brundisium (Brindisi)
dopo aver toccato altri centri intermedi.
I
lavori di costruzione si protrassero fino al 190 a.C., data in cui la
via completò il suo percorso fino al porto di Brindisi dove due colonne
al porto segnano la fine della strada, il punto di arrivo.
La
strada fu costruita con perizia e precisione degna dei migliori
ingegneri moderni tanto da essere percorribile con ogni tempo e mezzo
grazie alla pavimentazione che la ricopriva. Mentre sul semplice
sterrato infatti gli agenti atmosferici, primo fra tutti la pioggia,
rendevano difficili il cammino dei mezzi di trasporto a ruote, la
presenza delle grandi pietre levigate e perfettamente combacianti che
costituiscono il fondo della via permettevano la circolazione in
qualunque condizione meteorologica. La pavimentazione poggiava a sua
volta su di uno strato di pietrisco che colmava una trincea artificiale
che assicurava la tenuta del drenaggio.
Si trattava di una tecnica nuova e rivoluzionaria e fu a partire da una
tale innovazione che la Repubblica e l'Impero Romano poterono costruire
la vastissima rete stradale del mondo romano.
La
caratteristica della via Appia, che si vede già da porta Capena, è che
era quasi sempre rettilinea. Era larga circa 4.1 metri (14 piedi
romani), misura che permetteva la circolazione nei due sensi, era
affiancata sui lati da crepidines (marciapiedi) per il percorso
pedonale,
E' sulla Via Appia che apparvero per la prima volta le pietre miliari.
Nel 71 a.C., 6.000 schiavi si ribellarono sotto la guida del celebre
Spartaco (Spartacus). Dopo la cattura e la morte dello schiavo, tutti i
ribelli vennero a loro volta catturati e crocifissi lungo la strada fino
a Pompei.
La Via Appia Traiana avrebbe poi subito dopo collegato in maniera più
lineare Benevento con Aecae (Troia), Canusium (Canosa) e Barium (Bari).
La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori
Augusto, Vespasiano, Traiano, Adriano.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, la strada cadde in disuso per molto
tempo.
Nel Medioevo, l'Appia divenne con la via Traiana, la via dei crociati tanto che dal porto di Brindisi salpò Federico II in direzione della Terra Santa.
La strada fu riscoperta a pieno durante il periodo rinascimentale
Ampie
parti della strada originale si sono preservate fino ad oggi, ed alcune
sono ancora oggi usate per il traffico automobilistico (per esempio
vicino a Velletri). Lungo la parte di strada più vicina a Roma si
possono ammirare numerose tombe e catacombe romane delle prime comunità
cristiane.