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mercoledì 07 novembre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                             la città del cinema

Agata e Ulisse

Agata, single con una figlia di 14 anni, fa la maga, legge le carte, vende innocue tisane per filtri d'amore, finge sedute spiritiche per vecchie signore vedove. Ulisse, al contrario, è uno scienziato che non ha avuto molta fortuna nella carriera universitaria  a causa del suo caratteraccio. I due ai tempi dell'università erano innamorati, poi lui era partito per gli Stati Uniti immediatamente prima che Agata scoprisse di essere incinta. E ha cresciuto la figlia senza mai dirle chi è il padre.

Ulisse torna a Roma e inevitabilmente ritrova Agata proprio nel momento in cui Milla, la figlia di Agata, ha deciso che deve scoprire chi è il padre. E mentre Agata, che fino ad ora ha sempre fatto finta di essere una medium, si ritrova coinvolta da un fantasma vero nella soluzione di un mistero: trovare un biglietto della lotteria per salvare la moglie dalla vendita delle loro vecchia casa.

Tutto, ovviamente, in chiave molto e deliziosamente leggera con un sempre bravo Antonio Catania e una sempre brillante Elena Sofia Ricci.

 

Curioso film-TV di Maurizio Nichetti, curioso non tanto per l'argomento "fantasmatico" e fantasioso perchè l'autore non è certamente nuovo, ma perchè sceglie Roma come teatro di questa storia buffa, una Roma popolata, come è nella realtà, di persone che tutto parlano tranne il romanesco.

Location esterne leggere e primi '900: i viali dell'Università intorno al Policlinico, un ristorante sul Tevere, una casa un po' fatiscente ce potrebbe essere nel cuore di Villa Ada, il liceo Mamiani in Prati... come se Nichetti, milanese, si sentisse a suo agio in queste atmosfere umbertine che evidentemente gli sono famliari più dei forti angoli romani barocchi.

 

Ci si chiede perchè mai un film della durata standard di 95' sia stato realizzato solo per la TV e non sia passato al cinema. Intendiamoci: meglio in TV perchè da una parte è stato visto da un pubblico vasto e all'altro ha qualificato il "deserto" televisivo. Forse le glorie del cinema non ci sarebbero state: non sarebbe la prima volta che un film italiano più che dignitoso, non raccoglie nessun alloro.

 

fiore di cactus :)


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