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06.05.2008 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                             la città del cinema

Allarme a Hollywood: "Roma vuole cancellare i divi"


Da Luchetti a Virzì: "Per la Festa del Cinema i nostri film non sono abbastanza"
La Festa del Cinema nel mirino del Pdl E ora nel consiglio entra Squitieri


Il "Times": la neogiunta pensa a una Festa con meno Usa. Attori e registi insorgono.
di Ernesto Assante

"Il nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, un ex-fascista, ha lanciato una campagna per promuovere i film italiani a scapito di quelli che hanno come protagonisti star hollywoodiane come Nicole Kidman e Leonardo DiCaprio, che devono essere messi in una lista nera". Così l'edizione domenicale (4 maggio) del Times di Londra raccontava le polemiche attorno alla Festa del Cinema di Roma sollevate dal nuovo sindaco della Capitale.

L'allarme è stato rilanciato dalle agenzie di stampa internazionali. Secondo il Times, tra i primi che verrebbero messi al bando ci sarebbe George Clooney, "che ha caldamente supportato Veltroni nella sua campagna elettorale". Il giornale, nel suo articolo sulla Festa di Roma, ha sottolineato anche le celebrazioni per la vittoria in Campidoglio di Alemanno con saluti romani e inni al Duce. Toni analoghi sulla Reuters, il Guardian e i giornali di settore come Hollywood Reporter e Variety, la "bibbia" dello spettacolo americano, secondo cui "il nuovo sindaco mette in agitazione la comunità cinematografica internazionale". E, subito, la comunità si è schierata.

Il primo a parlare è il due volte premio Oscar Milos Forman: «In due anni Roma è riuscita a diventare una capitale del cinema come lo è Venezia. Sarebbe davvero assurdo ridimensionare una manifestazione del genere». A Forman fa eco un altro grande regista, Arthur Penn: «Ho un ricordo meraviglioso di Roma, proprio per la sua apertura internazionale, perché è vero che si celebrava il nostro cinema, ma ho avuto l´occasione di farlo assieme a grandi registi italiani come Bertolucci e i fratelli Taviani».

Il più contrariato è Jonathan Demme, Oscar per Il silenzio degli innocenti: «La Festa del Cinema di Roma è una manifestazione fantastica, sarebbe un grandissimo errore cancellarla. La città eterna è sempre stata la città del cinema e la Festa è un posto dove i registi internazionali, non solo quelli americani, si sentono a casa, non hanno l´impressione di essere solo in un luogo di mercato o una manifestazione alla moda». «Se poi si tratta di difendere il cinema italiano», ha aggiunto Demme «io sono il primo a prendere l´impegno di venire a Roma a presentare i lavori dei registi italiani. E sono convinto che con me ci saranno molti altri dei miei colleghi registi e molti attori, che amano profondamente il cinema italiano».

Alemanno ha ribadito, sempre ieri, le sue intenzioni: «Per la Festa ci vuole una proiezione internazionale chiara ma ci vuole anche un forte radicamento nella produzione nazionale. Per questo ho pensato di mettere insieme la festa del cinema con i David di Donatello. Cacciari dice "cancellatela" – ha aggiunto - Ma ci sono state critiche oggettive sulla eccessiva produzione hollywoodiana: questa ha senso se è il contenitore per veicolare qualcosa». Il neosindaco ha poi sottolineato che per la festa del cinema bisogna avere «meno star hollywoodiane e solo se servono.

Ma soprattutto bisogna ci sia la sensazione che non sia una passerella di star hollywoodiane, un fatto solo di immagine. Questo non interessa i romani e non interessa neanche la nostra produzione. Il dato fondamentale è che diventi un luogo per valorizzare Roma e la produzione nazionale». Per la presidenza della Festa si era fatto il nome di Pasquale Squitieri ma nulla è ancora certo: la poltrona di numero uno di Goffredo Bettini scade nel 2011, e il Comune può solo cambiare il suo consigliere, non cambiare tutto senza il consenso degli altri enti locali.

«Rispetto Bettini, penso sia una delle migliori intelligenze politiche della Capitale», ha già detto Alemanno «ma mi sembra bizzarro che presidente della Fondazione Cinema per Roma sia un esponente politico del Pd: credo debba esserlo un competente, e non per fare dispetti a Bettini. Quando tornerà dalle vacanze gli parlerò».

(Repubblica 05 maggio 2008)

 


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