12.04.2007
accade a Roma
Annibale
Carracci
al
Chiostro del Bramante
Giunge a Roma, dopo il successo ottenuto nella sede bolognese, la prima
mostra monografica mai dedicata ad Annibale, non solo il più famoso dei tre
Carracci, ma forse il più grande degli artisti bolognesi di tutti i tempi,
protagonista di una vicenda che muta radicalmente il modo d’intendere la
pittura all’insegna di una ritrovata intesa tra natura e storia.
Vincendo le difficoltà legate alla dispersione delle sue opere tra i
principali musei di tutto il mondo, e proponendo una prima soluzione per i
problemi di ordine filologico che rendono talora difficoltosa la
ricostruzione della sua opera, la mostra propone una scelta mirata di
dipinti e disegni che consentono di ricostruire l’intero percorso
dell’artista, dai difficili esordi bolognesi alla contrastata attività
romana.
Ciò che
emerge in questo modo sono le ragioni che hanno animato Annibale nel corso
della sua attività, volta a restituire dignità e verità al mestiere della
pittura attraverso uno strenuo confronto con il “naturale”. Questa
intenzione si coglie infatti non solo nei dipinti “dal vero” spettanti alla
sua prima attività, come il celebre dipinto con “Due fanciulli che giocano
con un gatto” del Metropolitan di New York o il “Paesaggio fluviale” della
National Gallery di Washington, ma anche nei dipinti della sua maturità, in
cui pure è evidente il debito nei confronti della pittura veneziana, di
Tiziano e del Veronese. Ciò si nota soprattutto nel “Venere e satiro” degli
Uffizi di Firenze, un quadro di straordinario impatto.
L’intento di coniugare la natura con la storia si esprime soprattutto nelle
opere eseguite a Roma, dove il pittore si spostò nel 1595 su invito del
cardinale Odoardo Farnese, per il quale affrescò la celeberrima Galleria. Un
nucleo di importanti disegni, in gran parte concessi in prestito dal Museo
del Louvre di Parigi, illustrano quest’ultima impresa; ma non mancano poi
gli importanti dipinti eseguiti per lo stesso cardinale, come il “Cristo e
la Cananea” delle raccolte comunali di Parma o il “Cristo deriso” della
Pinacoteca di Bologna, che venne posto sul cataletto del pittore allorché
questi venne sepolto in Pantheon accanto a Raffaello.
E di un “nuovo Raffaello”, in grado di unificare le parlate delle varie
scuole pittoriche locali in un’unica lingua “italiana”, parlarono i
contemporanei, come monsignor Giovan Battista Agucchi, del quale si espone
il controverso “Ritratto” dell’Art Gallery di York, in passato riferito
anche al Domenichino. L’attività romana di Annibale, celebrata dagli uomini
di cultura del tempo, è segnata tuttavia da un senso di frustrazione per il
trattamento riserbatogli dal suo protettore, all’origine forse del grave
stato depressivo che lo condusse negli ultimi anni all’inoperosità, scandita
solo da straordinari disegni di paesaggio, oltre che dalla bellissimo
“Compianto sul Cristo morto” della National Gallery di Londra che, insieme
alla “Pietà” del Museo di Capodimonte di Napoli, costituisce un’umanissima
riflessione sulla “morte dell’eroe” e che chiude pertanto il percorso
espositivo.
Come è già avvenuto per il pubblico bolognese, la mostra costituirà insomma
un’occasione preziosa per conoscere uno dei più grandi artisti di tutti i
tempi, in grado di esprimersi con avvincente modernità nei diversi campi da
lui praticati.
dove: Chiostro del Bramante - via della Pace
periodo: fino al 6 maggio
orario: Mar-ven h10-20; sab h10-23; dom h10-21.
biglietto: €9
info: 0668809035