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30.07.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                        for de porta

 

Memoria appartenente a S. Severa

Un lettore di Santa Marinella, che vuole conservare l’anonimato, mi ha fatto dono tempo fa di un prezioso documento manoscritto, cinque pagine (purtroppo fotocopie!) redatte in una bellissima calligrafia da “amanuense”, avente per oggetto la segnalazione di episodi accaduti all’interno del Castello di Pyrgi, più noto come castello di Santa Severa. Non ho potuto stabilire la data esatta del documento, ma le date cui vengono riferiti come recenti i citati episodi fanno pensare che sia stata scritta non oltre gli inizi del 1800. Dalla tecnica espositiva e dallo stile, chissà perché, mi ha fatto subito venire in mente una sorta di “lettera al direttore”…

Infatti, dopo una dotta esposizione circa la nascita del Castello di Santa Severa, a partire dallo sbarco dei “pyrgi” (pyrgi = abitatori di torri, dal greco pyrgon) sulle coste laziali all’epoca dell’assedio di Troia fino alla cessione del Castello da parte di Papa Innocenzo III all’Archiospedale di S.Spirito in Sassia, l’ignoto scrivente passa alla segnalazione dei citati episodi, che mi piace riportare utilizzando brani del manoscritto, onde possiate come me apprezzare lo stile aulico usato:

“….per assicurare maggiormente la quiete dei popoli e l’indennità dell’interesse camerale la S. M. di Clemente 14° Gangarelli stabilì con un moto proprio dei 30 maggio 1772 un nuovo regolamento per la custodia delle Torri del litorale Pontificio ed appoggiò la loro immediata custodia ad una guarnigione di soldati più pezzi di cannoni di metallo ed ogni genere di artiglieria…” facendo in modo che le guarnigioni fossero ospitate nell’ attiguo palazzo dei Commendatori di Santo Spirito (?) ed attraverso un passaggio interno, raggiungessero la torre di guardia, ancora magnificamente conservata..

Accadde però che il continuo andirivieni dei soldati di guardia tra il palazzo e la torre infastidisse oltre misura i nobili prelati residenti del Palazzo”, infatti fu adottata la soluzione di “ fabbricar ivi una scaletta esterna che portasse alla Torre, perché non potessero più, i licenziosi soldati, molestare la quiete e la giurisdizione di S. Spirito”. “Se avesse provveduto però continua l’ignoto scrivente – quel prelodato Commendatore a rimuoverecon l’occasione la polveriera presso le stesse mura del Palazzo, l’esplosione di polvere avvenuta nell’anno 1796 per balordaggine di quel misero artigliere, che dal gran successo del fuoco fu balzato per aria, non si sa dove, insieme a porzioni di muri, tetti e cristalli del Palazzo, non si starebbe ora rimediando i danni incalcolabili.”

E cosa sarebbe potuto accadere, si domanda sempre l’autore del manoscritto, se l’esplosione fosse avvenuta non all’esterno delle mura ma addirittura all’interno di una stanza al centro del Castello? Perché non porre da subito rimedio all’inconveniente, prima che accada un altro incidente del genere?

Ma andiamo avanti: accadde che : “fecero i Corsari nella notte del dì 5 agosto 1799 un improvviso sbarco nel Palazzo di Santa Severa, portando via, ad armata mano, quattordici matarazzi eccellenti, molte para di lenzuola, tutte le coperte imbottite di bambace ed altra biancheria buona da tavola, posate d’argento, carne porcina, grasso e molt’altro.” Si domanda lo scrivente: “Quanti furti si sarebbero finora evitati se si fosse potuto chiudere con chiave almen la notte il Palazzo? E lascio da parte gli scandali e le turbazioni offerte finora per l’addomesticato malcostume di parecchi soldati che, nella loro condotta, estimavano non esservi altra disciplina che il proprio piacere.”

Conclude, il nostro, che è vero che la presenza della forza armata costituisce una sicurezza per la società, però sarebbe opportuno che fosse dislocata un po’ più distante, in caso contrario potrebbe diventare, anziché una difesa, un “nemico domestico”.

“Che è quanto!”  termina perentoriamente la “lettera a chi di dovere”.

Claudio


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