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23.09.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Inaugurato il Museo dell'Ara Pacis e la Sala Multimediale

 

Certo non si finisce più di inaugurare l'Ara Pacis, pensavo arrivando in bicicletta da lungotevere Prati. Ma d'altra parte, questo è molto "romano", noi sappiamo bene cosa è la fabbrica di San Pietro(*) e l'Ara Pacis ha una sua storia di ritrovamenti, sistemazioni, risistemazioni, discussioni, che giustifica questo procedere. Senza contare che il progetto di Meyer, comunque lo si voglia giudicare, ha una complessità tale che valeva la pena di restituire ai cittadini intanto l'Ara Pacis (aprile 2006) e il resto sarebbe venuto.

Nel resto che è venuto arrivando ho visto la fontana e mi ha messo allegria: Roma ha una nuova fontana, buon segno.

Già un paio di giorni fa avevo notato che il tratto di strada intorno al Mausoleo di Augusto è finalmente aperto. Non ricordo più da quanto tempo non ci si passava e comunque adesso quel tratto è chiuso alle macchine e sembra che largo Augusto imperatore sia un po' più una piazza (magnifica considerato quello che c'è)

Ma veniamo al punto: la nuova sala multimediale è una meraviglia. legno chiaro, moquette, poltrone in pelle color nocciola, tagli di bianco intonaco... sembra tutto fatto di leggero cartoncino, forse perfino di carta riciclata, è tutto "leggero" ma dolce come un cioccolatino alla nocciola. E al centro c'è come un ricordo di cupola, di foro centrale che suscita molte cose: il Pantheon... il mondo ipogeo della tomba di Augusto... anche se la sua asimmetria (bravo Meyer!) rimanda perfino al torciglione di S. Ivo alla Sapienza.

Felice inizio di questa sala: oggi, 23 settembre. è il compleanno di Augusto e con l'occasione si parla di Pace, della Pax Augustea, scusa per questo monumento.

Illuminanti gli interventi del prof. Eugenio La Rocca e del prof Andrea Giardina: la Pax dei Romani non è la nostra "pace", tant'è vero che tra le divinità e ta i valori romani ci sono piuttosto cose come la vittoria, la concordia, cose che rivelano una relazione asimmetrica fra i romani e i popoli conquistati. Perchè, a ben guardare, la pace per i romani è qualcosa che si raggiunge dopo un evento bellicoso. Nonostante nelle più importanti lingue europee i termini religio, pax, imperium, siamo ricorrenti, la pax romana non è la "paix" dei francesi, non è la "peace" degli inglesi. Ma Augusto era fiero di avere chiuso per tre volte in un anno le porte del Tempio di Giano che dai tempi della Repubblica erano state chiuse solo due volte.

E quest'Ara Pacis è emblematica anche nella sua collocazione: nel Campo Marzio che era, lo dice il nome, il luogo delle attività militari, all'ingresso del pomerium il limite della città dentro cui non era consentito entrare in armi.

E' vero, conclude La Rocca, la nostra non è la pace dei romani, ma pur essendo pervasa di ecumenismo cristiano, sembra adesso sempre più un'utopia.

Il Museo è di concezione moderna: accanto ai reperti provenienti dall'altare augusteo, una postazione interattiva; ma quello che incanta è la reinterpretazione, purtroppo perduto, del fregio vegetale dell'Ara Pacis. E la ricerca e identificazione fotografica delle piante raccontate dagli scalpellini augustei. Una meraviglia.

Altra meraviglia la terrazza, affacciata sull'asse di via di Ripetta. E al centro la "cupola" che avevamo visto dalla sala multimediale: qui diventa un'altra cosa, sembra il comignolo di una bianca nave...  Viene da salirci sopra e guardare cosa c'è sotto. E intorno comode, intelligenti, panche in travertino dove riposare, scrivere, pensare, godere della bellezza.

Questo posto è una meraviglia. Posso capire che il nuovo spaventa e infastidisce ma Roma è una grande città da troppo tempo per avere questo piccolo atteggiamento pauroso, provinciale e conservatore. Senza contare che tanta gente verrà a Roma, tornerà a Roma solo per vedere l'opera più recente di un grande architetto di fama mondiale come Richard Meyer.

Evviva.

 

angela cannizzaro :)  

 

(*) si dice "e che è? la fabbrica di san Pietro?" quando una costruzione ci mette un tempo lungo, bizzarramente lungo, insolitamente lungo ad essere completata, proprio come fu (meno bizzarramente) per la costruzione della basilica di San Pietro durata decenni. Delle lungaggini dei lavori in casa ne sanno qualcosa due illustri e importanti collaboratori di questo giornale: Claudio e Duccio.


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