29.06.2006           chi siamo scrivici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

Archeobus e Parco Acquedotti

Domenica 18 Giugno, per la prima volta, ho effettuato una corsa sull'ArcheoBus, il servizio turistico dell'ATAC rivolto a coloro che vogliono visitare la Roma archeologica.
Il pullman era piccolo, ma confortevole e la guida, a parte un inglese molto “ital-scolastico” (mi chiedo, a volte, quale capacità di intuizione debba possedere un turista per decifrare le informazioni degli italiani che parlano il suo natio idioma....), gentile e spigliata. La descrizione delle zone, decisamente esaustiva, proveniva da fogli appositamente preparati in modo da non perdere il filo del discorso durante la passeggiata. Ciò che non mi è piaciuto era l'organizzazione stessa della linea: un bus ogni 40' non è un problema (ce ne sono tanti che hanno tali frequenze), ma la preoccupazione di conteggiare quanti scendono ogni volta per sapere se il bus successivo sarà in grado di recuperarli (corrono autobus grandi e piccoli alternati durante il servizio), mi è sembrato ossessivo. Il turista, per quanto straniero, normalmente sa districarsi nei meandri di una città ospitale come Roma. Fossimo a Baghdad, al limite, capirei, ma nell'Urbe...
Il giro è molto bello: Termini, piazza Esedra, via Nazionale, piazza Venezia, il Campidoglio, il Teatro di Marcello, la Bocca della Verità, il Circo Massimo, Caracalla, l'Appia (antica, ovviamente), ed il parco degli Acquedotti. Si può dire uno dei percorsi più affascinanti che offra la nostra città. A parte i tratti nell'antico basolato romano (in quei tratti sembrava di stare in barca col mare agitato) ed una corsa podistica che ci ha bloccati per alcuni minuti, tutto si è svolto con la massima efficienza e bellezza. L'unico mio dispiacere è che non si è percorsa tutta l'Appia, ma solo il tratto fino a via di Torricola (Capannelle). Non siamo stati in grado di andare a rendere omaggio agli Orazi e Curiazi, come ero uso fare tutte le volte che mi recavo sulla Regina Viarum. Peccato.
Delusione, peraltro, assolutamente mitigata dalla bellezza del Parco degli Acquedotti. Siamo entrati dal lato ovest, ovvero dallo Statuario, e, con quella “camminatrice folle” (come me) che è la nostra Angela, ce lo siamo girato tutto e non solo. Praticamente siamo tornati a casa entrambi a piedi (col piccolo particolare che casa sua è circa 6-7km più distante della mia da quel luogo; e la mia, ad occhio e croce è circa a 5-6km dal punto d'uscita (e sottolineo USCITA) del Parco, ovvero dalla parte opposta da dove eravamo entrati. In totale io ho camminato ininterrottamente per tre ore a mezzo, Angela, suppongo, un'oretta in più...
La cosa più bella, alla fine, è che una volta a casa non ero per niente stanco: i luoghi in cui ero stato erano talmente belli che la stanchezza era stata completamente nascosta...
Il Parco si dipana tra la zona del Quarto Miglio ed il Tuscolano-Don Bosco. La spina dorsale del Parco è il tratto dell'acquedotto Claudio-Felice ancora in piedi, una serie molto lunga di archi di epoca diversa che contornano una zona agricola con ancora resti di masserie del '700. In effetti, l'area, diventata parco solo pochi anni fa, è ancora usata da pastori per far brucare greggi di pecore, come ci è capitato di vedere di persona. In tale zona, poi, una serie di cani legati a catene fin troppo corte, dà l'avvertimento al pastore della presenza di estranei.
Un po' oltre la masseria si dipana la strada che porta all'uscita su Via di Torre Spaccata. E qui abbiamo potuto notare un grande problema: l'uscita era chiusa a chiave. Dato che gran parte dell'area circostante era dominata dal fieno, facilmente infiammabile, quella mancanza nelle norme di sicurezza ci è parsa davvero inconcepibile.
Più a nord si incontra il moderno acquedotto seminterrato. In realtà, in parte sfrutta porzioni di struttura antica, e si dipana spesso sopra gli antichi archi, fornendone una specie di copertura fuori epoca. Quando si ributta nel terreno, alcune scalette molto suggestive permettono lo scavalcamento verso il lato est del comprensorio. E qui il panorama muta decisamente. Prendono il sopravvento gli alberi, i prati ed i giochi (compreso un attrezzato campo di calcio) della zona di S. Policarpo, lungo tutta via Lemonia. Qui si trova l'ingresso principale di una struttura davvero bella e da visitare.
Ma noi non ci siamo fermati e, sempre pedestremente, siamo arrivati fino alla chiesa di S. Giovanni Bosco, cuore del quartiere che ci ospitava. Per far ciò, abbiamo camminato sulla piccola, ma suggestiva, pista ciclabile lungo viale Giulio Agricola e viale Marco Fulvio Nobiliore. Corta, è vero, ma molto tenera e suggestiva.
La chiesa di Don Bosco è una piccola perla da visitare. A chi piace l'architettura moderna non può prescindere dalla sua forma quasi cilindrica inscritta in un cubo, alle sue due cupole con balaustre ed alle sue finestre policrome. L'organo è maestoso, e la balconata su cui è posto magnifica. Peccato per gli affreschi, davvero di scarsa fattura, altrimenti sarebbe un vero piccolo gioiello dell'arte romana.
Da Don Bosco ci siamo diretti verso la Tuscolana Citeriore (termine coniato ai tempi del liceo tra noi del IX Municipio e quelli del X: il diverso punto di vista su certe cose ci portava a lunghe discussioni, per cui, parafrasando Cesare e Fedro, nacque un detto latino:”Tuscolana est omnia divisa in partes duo: superior sunt nobiles, longeque inferior vulgares”; da qui la divisione tra la Tuscolana Citeriore, fino alla discesa di Porta Furba, e la Tuscolana Ulteriore, a partire dalla salita del Quadraro, che poi è lo stesso luogo visto da un altro punto di vista) e siamo approdati alla via dei 9 acquedotti, ovvero il Mandrione. Ma, di questa strada particolare, parlerò a parte in altro luogo... Sennò, senza un po' di suspance, che vita sarebbe?
Bene, e l'Archeobus, vi direte? E' rimasto ad aspettarci o forse ha capito che avevamo preso altre vie. La troppa maniacale attenzione a quanti salivano e quanti scendevano non ci è piaciuta e ci ha portati a questa avventura davvero bella. Dovremmo quasi ringraziarli....

Flavio

 


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