soggettive

Archeobus e Parco Acquedotti
Domenica 18 Giugno, per la prima volta, ho effettuato una corsa sull'ArcheoBus,
il servizio turistico dell'ATAC rivolto a coloro che vogliono visitare la
Roma archeologica.
Il pullman era piccolo, ma confortevole e la guida, a parte un inglese molto
“ital-scolastico” (mi chiedo, a volte, quale capacità di intuizione debba
possedere un turista per decifrare le informazioni degli italiani che
parlano il suo natio idioma....), gentile e spigliata. La descrizione delle
zone, decisamente esaustiva, proveniva da fogli appositamente preparati in
modo da non perdere il filo del discorso durante la passeggiata. Ciò che non
mi è piaciuto era l'organizzazione stessa della linea: un bus ogni 40' non è
un problema (ce ne sono tanti che hanno tali frequenze), ma la
preoccupazione di conteggiare quanti scendono ogni volta per sapere se il
bus successivo sarà in grado di recuperarli (corrono autobus grandi e
piccoli alternati durante il servizio), mi è sembrato ossessivo. Il turista,
per quanto straniero, normalmente sa districarsi nei meandri di una città
ospitale come Roma. Fossimo a Baghdad, al limite, capirei, ma nell'Urbe...
Il giro è molto bello: Termini, piazza Esedra, via Nazionale, piazza
Venezia, il Campidoglio, il Teatro di Marcello, la Bocca della Verità, il
Circo Massimo, Caracalla, l'Appia (antica, ovviamente), ed il parco degli
Acquedotti. Si può dire uno dei percorsi più affascinanti che offra la
nostra città. A parte i tratti nell'antico basolato romano (in quei tratti
sembrava di stare in barca col mare agitato) ed una corsa podistica che ci
ha bloccati per alcuni minuti, tutto si è svolto con la massima efficienza e
bellezza. L'unico mio dispiacere è che non si è percorsa tutta l'Appia, ma
solo il tratto fino a via di Torricola (Capannelle). Non siamo stati in
grado di andare a rendere omaggio agli Orazi e Curiazi, come ero uso fare
tutte le volte che mi recavo sulla Regina Viarum. Peccato.
Delusione, peraltro, assolutamente mitigata dalla bellezza del Parco degli
Acquedotti. Siamo entrati dal lato ovest, ovvero dallo Statuario, e, con
quella “camminatrice folle” (come me) che è la nostra Angela, ce lo siamo
girato tutto e non solo. Praticamente siamo tornati a casa entrambi a piedi
(col piccolo particolare che casa sua è circa 6-7km più distante della mia
da quel luogo; e la mia, ad occhio e croce è circa a 5-6km dal punto
d'uscita (e sottolineo USCITA) del Parco, ovvero dalla parte opposta da dove
eravamo entrati. In totale io ho camminato ininterrottamente per tre ore a
mezzo, Angela, suppongo, un'oretta in più...
La cosa più bella, alla fine, è che una volta a casa non ero per niente
stanco: i luoghi in cui ero stato erano talmente belli che la stanchezza era
stata completamente nascosta...
Il Parco si dipana tra la zona del Quarto Miglio ed il Tuscolano-Don Bosco.
La spina dorsale del Parco è il tratto dell'acquedotto Claudio-Felice ancora
in piedi, una serie molto lunga di archi di epoca diversa che contornano una
zona agricola con ancora resti di masserie del '700. In effetti, l'area,
diventata parco solo pochi anni fa, è ancora usata da pastori per far
brucare greggi di pecore, come ci è capitato di vedere di persona. In tale
zona, poi, una serie di cani legati a catene fin troppo corte, dà
l'avvertimento al pastore della presenza di estranei.
Un po' oltre la masseria si dipana la strada che porta all'uscita su Via di
Torre Spaccata. E qui abbiamo potuto notare un grande problema: l'uscita era
chiusa a chiave. Dato che gran parte dell'area circostante era dominata dal
fieno, facilmente infiammabile, quella mancanza nelle norme di sicurezza ci
è parsa davvero inconcepibile.
Più a nord si incontra il moderno acquedotto seminterrato. In realtà, in
parte sfrutta porzioni di struttura antica, e si dipana spesso sopra gli
antichi archi, fornendone una specie di copertura fuori epoca. Quando si
ributta nel terreno, alcune scalette molto suggestive permettono lo
scavalcamento verso il lato est del comprensorio. E qui il panorama muta
decisamente. Prendono il sopravvento gli alberi, i prati ed i giochi
(compreso un attrezzato campo di calcio) della zona di S. Policarpo, lungo
tutta via Lemonia. Qui si trova l'ingresso principale di una struttura
davvero bella e da visitare.
Ma noi non ci siamo fermati e, sempre pedestremente, siamo arrivati fino
alla chiesa di S. Giovanni Bosco, cuore del quartiere che ci ospitava. Per
far ciò, abbiamo camminato sulla piccola, ma suggestiva, pista ciclabile
lungo viale Giulio Agricola e viale Marco Fulvio Nobiliore. Corta, è vero,
ma molto tenera e suggestiva.
La chiesa di Don Bosco è una piccola perla da visitare. A chi piace
l'architettura moderna non può prescindere dalla sua forma quasi cilindrica
inscritta in un cubo, alle sue due cupole con balaustre ed alle sue finestre
policrome. L'organo è maestoso, e la balconata su cui è posto magnifica.
Peccato per gli affreschi, davvero di scarsa fattura, altrimenti sarebbe un
vero piccolo gioiello dell'arte romana.
Da Don Bosco ci siamo diretti verso la Tuscolana Citeriore (termine coniato
ai tempi del liceo tra noi del IX Municipio e quelli del X: il diverso punto
di vista su certe cose ci portava a lunghe discussioni, per cui,
parafrasando Cesare e Fedro, nacque un detto latino:”Tuscolana est omnia
divisa in partes duo: superior sunt nobiles, longeque inferior vulgares”; da
qui la divisione tra la Tuscolana Citeriore, fino alla discesa di Porta
Furba, e la Tuscolana Ulteriore, a partire dalla salita del Quadraro, che
poi è lo stesso luogo visto da un altro punto di vista) e siamo approdati
alla via dei 9 acquedotti, ovvero il Mandrione. Ma, di questa strada
particolare, parlerò a parte in altro luogo... Sennò, senza un po' di
suspance, che vita sarebbe?
Bene, e l'Archeobus, vi direte? E' rimasto ad aspettarci o forse ha capito
che avevamo preso altre vie. La troppa maniacale attenzione a quanti
salivano e quanti scendevano non ci è piaciuta e ci ha portati a questa
avventura davvero bella. Dovremmo quasi ringraziarli....
Flavio